Sandra Milo e quell’ostinata leggerezza che le faceva sempre chiedere: “Mi volete anche bene?”

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«Guido, ma mi vuoi anche bene?». È questa la frase più straziante di Carla in Otto e mezzo, quando Mastroianni le chiede di fare la faccia da porca. È disposta advert accontentare il suo amante, ma l’“anche” di quella frase è disarmante, davvero getta una luce così malinconica su tutto. E sintetizza la meravigliosa ingenuità e umanità di una donna che arriva alle terme convinta di passare dei giorni con il suo uomo e che invece viene dirottata all’Albergo della Ferrovia dove Guido va a trovarla e poi si annoia. Lei rimane sola, è seduta al caffè da sola, e aspetta. Ma alla nice del movie, il capolavoro di Fellini, quando tutti i personaggi girano in tondo sulla passerella, lei è l’unica a dire a Guido, il regista: «Io l’ho capito sai che cosa vuole dire».

Dovremmo fermarla lì, Sandra Milo. E tenercela stretti dentro gli abiti di quel personaggio indimenticabile. Aveva già fatto movie importanti come Adua e le compagne, Fantasmi a Roma, poi farà tra i tanti La visita, Giulietta degli spiriti. Poi ancora molti movie, una lunga carriera televisiva e tanto altro. Ma dobbiamo fermarla lì perché quella è la storia del cinema, e perché questa attrice giovane aveva deciso poco prima di smettere di fare movie, dopo il disastro di Vanina Vanini di Rossellini, quando al competition di Venezia period stata dileggiata.

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Aveva deciso di smettere per quella concept che aveva del mondo: non voglio più essere tormentata, e poi c’è la vita, c’è l’amore, ci sono i figli. Voleva fare un figlio. E quando Fellini si è fatto trovare una mattina a casa sua, con un inganno concertato con il marito, lei ha fatto un provino appena sveglia, e ha detto sì al movie non tanto perché quello period il regista de La dolce vita, ma perché lo amava già da quando l’aveva incontrato per la prima volta. Così mi raccontò la volta che ci siamo visti in un caffè romano, per un libro che stavo scrivendo anche su Otto e mezzo, e durante quelle ore a chiacchierare continuava a dirmi che a lei del cinema in realtà non period mai importato molto, e tutte le scelte che aveva fatto erano state dettate dall’amore, che period l’unica cosa che davvero la poteva trascinare dappertutto. E sempre per amore, dopo aver inventato il vestito per la Gradisca di Amarcord, e le movenze e il modo di parlare, abbandonò la parte poco prima delle riprese perché il marito le disse: o me o Fellini. Cioè: se fai quel movie ci lasciamo. E lei non lo fece.

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(ansa)

Tutto questo è significativo, e lascia per sempre l’immagine che Sandra aveva dentro e fuori dal cinema: una persona distratta, lontana, allegra, sbadata. I suoi personaggi e lei nella vita si assomigliavano — ma si assomigliavano pure per un sottotesto sempre malinconico. E c’è chi aveva avuto voglia di capirlo e chi no, ma a lei non importava niente: Sandra aveva capito cosa vuoi dire, come cube in Otto e mezzo. E la sua voce inconfondibile e difficile da gestire, la sua risata, i suoi no acuti di alcune ottave, le sue entrate sbraccianti in cui pensavi che avrebbe fatto cadere qualche vaso, le sue tristezze improvvise; Sandra Milo period tutto quello che si vedeva, e anche tutto quello che nascondeva agli occhi del mondo.

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Per fare Otto e mezzo doveva ingrassare di qualche chilo, sul set mangiava sempre piatti di pasta tra un ciak e l’altro, ma poi confessò che ingrassava facilmente perché period incinta. Aveva messo insieme il lavoro e la vita, perché forse riusciva a fare quello che desiderava. L’anno dopo period andata a ritirare il Nastro d’argento a Taormina e aveva detto candidamente che period per lei una cosa bella, visto che la avevano soprannominata, a causa del movie precedente, Canina Canini. Aveva allo stesso tempo nominato lei stessa il dileggio che aveva subito, rendendolo insignificante e neutralizzandolo; e se n’period vendicata prendendo un premio per uno dei personaggi più belli del cinema italiano (e non solo). Più tardi, scrisse, con la solita finta ingenuità, un libro romanzato sulla storia con Fellini, si chiamava Caro Federico, e fu uno scandalo, e quando Fellini le disse ma cosa dovrei fare adesso?, lei rispose lo so che sei arrabbiato davanti a tutti, ma so che dentro di te un po’ ti diverti.

È arrivata a novanta anni con ostinata leggerezza, Sandra, attraversando molte cose e anche molti dolori, ma regalando sempre a tutti l’impressione di potersi fare scivolare il mondo by way of, con distrazione, appunto. Ha regalato un personaggio che ha costruito nel tempo, che le assomigliava per una parte, e per un’altra no. E ha continuato a chiedere fino all’ultimo, al pubblico che la applaudiva, se le voleva anche bene. Insomma, anche lei dentro di sé un po’ si è divertita.

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