Michael Douglas: “Con Franklin racconto l’avventura della democrazia. Biden può unire gli States”

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Benjamin Franklin è stato Padre fondatore degli Stati Uniti d’America. Giornalista, editore, inventore, dal parafulmine alle lenti bifocali, creatore della prima compagnia di pompieri volontari, seduttore e autore di un curioso libretto, Consigli per scegliere un’amante. Vero e proprio “self made man”, quindicesimo figlio di un venditore di candele, il suo volto è sulla banconota da 100 dollari, non a caso.

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C’è una parantesi nella vita di Franklin (1706-1790) che persino gli americani conoscono poco, quando nel dicembre del 1776 si imbarcò in una missione segreta in Francia, per organizzare l’alleanza franco-americana del 1778 e il trattato di tempo con l’Inghilterra del 1783. Senza Franklin, che affrontò la missione senza nessuna preparazione diplomatica e superando spie britanniche, informatori francesi e colleghi ostili, l’America non avrebbe potuto vincere la Rivoluzione. Michael Douglas, 80 anni a settembre, due Oscar (uno da attore e uno da produttore) è Franklin nella serie di Apple television+ in arrivo il 12 aprile.

Benjamin Franklin un uomo pieno di risorse. Cosa l’ha attratta del personaggio?

“Franklin è stato una figura rinascimentale, sembra uno dei protagonisti del suo paese, l’Italia, ha indagato la conoscenza in settori diversissimi e nella sua vita ha raggiunto obiettivi incredibili: è stato editore, ha avviato un’Università, le sue invenzioni. Questa fase particolare della sua vita è meno conosciuta, anch’io ne sapevo poco. Quando ha avuto 70 anni, all’indomani della dichiarazione di indipendenza americana, sei settimane dopo averla firmata, è partito per la Francia, in nave… gli ci sono voluti 60 giorni. Tutto per convincere i francesi a sostenere gli americani nella guerra contro l’Inghilterra perché i soldi stavano finendo. La scommessa di questo americano che va nel cuore di una monarchia così importante per chiedere il sostegno alla neonata democrazia statunitense è una vera follia. È stata una missione pericolosissima perché la corte period piena di spie”.

Qual è la contemporaneità di questa storia?

“Studiando questi avvenimenti mi sono reso conto quanto fosse fragile lo stato della democrazia americana al suo inizio. Se Franklin avesse fallito in Francia non ci sarebbe stata l’America, sarebbe rimasta una colonia inglese. 247 anni dopo mi ha ricordato quanto la democrazia sia un concetto fragile, deve essere protetta e nutrita. In questo periodo di elezioni nel mio paese è un’concept che deve rimanere molto chiara in testa, so che è una questione che riguarda anche altri paesi, Italia compresa. Ci sono tante autocrazie nel mondo e per noi, che crediamo che la democrazia sia il sistema migliore advert oggi, abbiamo paura di perderla”.

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Qualche giorno fa insieme advert altri colleghi che hanno interpretato al cinema presidenti Usa, da Gena Davis a Morgan Freeman, ha incontrato il Presidente Biden. Perché pensa che l’America abbia bisogno di lui?

“Il presidente Biden ha molte delle qualità di Benjamin Franklin: è molto umile, con un buon senso dell’umorismo, è un tipo affascinante, accogliente. Ma soprattutto è un uomo che mette insieme le persone, che può tenere compatto il Paese piuttosto che separarlo”.

È anche produttore di Franklin. Il suo primo Oscar l’ha vinto a 29 anni con Qualcuno volò sul nido del cuculo. Come è cambiata la produzione in questi cinquant’anni?

“Wow che domanda, allora posso dire che due aspetti mi vengono in mente. Intanto che negli anni Settanta e Ottanta il capo dello studio period il capo, oggi il capo dello studio dirige una divisione di un’azienda enorme integrata verticalmente quindi si è un po’ persa l’individualità. E la seconda grande differenza è la rivoluzione digitale: sono cresciuto in un mondo di celluloide in cui i movie passavano per i laboratori, non si potevano vedere subito le riprese, le bobine ogni dieci minuti andavano cambiate… con l’arrivo del digitale tutto è cambiato”.

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Lei è una star cinematografica ma la sua carriera è iniziata in television. Che ricordo ha di ‘ Le strade di San Francisco’?

“Sono stato fortunatissimo di lavorare con Karl Malden, un grande attore molto collaborativo, mi ha insegnato tutto. Soprattutto il fatto che tutti intorno a te devono dare il meglio di sé, provare con lui è stata una scuola di cinema. Perché i tempi televisivi sono veloci quindi per conquistare confidenza servono le show, ho girato 104 ore di present, ogni settimana avevamo un visitor star, ho girato con registi diversi, è stata un’esperienza fondamentale che mi ha permesso poi di saper gestire ogni set cercando sempre di dare il meglio”.

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Con Matt Damon in ‘Dietro i candelabri’ 

Molti anni dopo con Dietro i candelabri ha vinto un Emmy, un movie television molto importante per lei anche per ragioni personali visto che veniva dopo il cancro alla gola.

“È stato il mio primo incontro con sedute di make up importanti per assomigliare a Liberace che interpretavo. Quell’esperienza mi ha fatto prendere la decisione, questa volta, di non utilizzare troppo trucco per Benjamin Franklin perché quello period un movie di due ore, mentre Franklin è una serie di otto ore e pensavo che fosse meglio che io come attore, come persona venissi insieme al personaggio. Credo che sia meglio per il pubblico avere un volto riconoscibile”.

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‘All’inseguimento della pietra verde’ 

In questi giorni cadono i 40 anni di All’inseguimento della pietra verde, la commedia romantica e avventurosa con Kathleen Turner. Vi siete divertiti a girarla?

“Questa domanda mi fa sempre sorridere perché è stato un movie duro. Intanto perché a quell’epoca mescolare la commedia romantica e l’avventura period qualcosa che non si faceva, ci dicevano che non avrebbe funzionato. Abbiamo fatto molta fatica… e fa ridere vedere come sembra qualcosa fatto senza sforzo perché invece per noi è stata veramente dura. È la magia del cinema”.

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(reuters)

Quanto è stata importante la sua famiglia nella sua carriera?

“La famiglia è molto importante nella mia vita, sono stato fortunato. Mio padre Kirk è vissuto fino ai 103 anni e nonostante le differenze che ci hanno contraddistinto soprattutto negli anni della mia gioventù con tutti i movie magari anche cinque all’anno, nell’ultima parte della sua vita siamo diventati molto vicini. E ora sono nella situazione in cui si è trovato lui: con tutti e tre i miei figli che vogliono fare gli attori”.

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