Come il cinema ha raccontato la Passione di Gesù Cristo: i migliori movie da vedere a Pasqua

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Gli ultimi giorni di vita di Gesù, i dolorosi eventi che precedettero la sua morte sulla croce sono da sempre un tema molto caro al cinema. La ‘Settimana Santa’ celebrata dai cristiani prima della Pasqua è stata raccontata in chiavi numerous (dal musical al racconto storico, dal movie d’autore al kolossal hollywoodiano) riscontrando spesso un grande successo di pubblico, ma anche discussioni, polemiche e accuse di blasfemia.

Inizialmente, negli anni 30 e 40, i lungometraggi dedicati alla Pasqua si attenevano il più fedelmente possibile ai Vangeli e presentavano la figura di Gesù con massimo rispetto religioso, poi le cose sono cambiate e i movie biblici hanno lasciato campo aperto a sperimentazioni. I titoli rimasti nella storia e nell’immaginario collettivo hanno tentato, ognuno a proprio modo, di portare delle innovazioni narrative nel racconto della By way of Crucis e della morte e resurrezione di Gesù.

Negli anni 60, a soli tre anni di distanza l’uno dall’altro, uscirono in sala due movie completamente diversi, che proponevano due stili inediti per raccontare la vita di Cristo: il kolossal hollywoodiano Il re dei re rende Gesù il protagonista di un racconto epico, drammatico e spettacolare, mentre Pier Paolo Pasolini, al contrario, scrittura attori non professionisti per Il Vangelo secondo Matteo e propone una rilettura emozionante e poetica che dà un significato moderno alla Passione.

Le polemiche più feroci arrivano nei decenni seguenti. Prima nel 1973, quando il Vangelo viene riletto dalla musica rock e dalla cultura hippie in Jesus Christ Famous person, movie manifesto di una generazione. Poi nel 1988 per L’ultima tentazione di Cristo in cui Martin Scorsese, accusato di blasfemia, immagina un Gesù fragile, confuso, in crisi con se stesso e desideroso di abbandonare la sua missione per vivere come un uomo comune. Nel 2004 è Mel Gibson a creare scandalo per l’eccessiva violenza de La passione di Cristo, sicuramente il più controverso movie sul tema.

I movie più degni di nota sulla By way of Crucis sono titoli non pensati soltanto per accompagnare i cristiani nel corso della Settimana Santa, ma opere universali che riflettono sulla natura e sulle sofferenze dell’uomo, spesso girate da autori non credenti che hanno portato la loro personale narrazione nella storia di Gesù.

Il re dei re

Al massimo del suo successo, dopo aver diretto un cult innovativo come Gioventù bruciata e una serie di thriller e western amati dal pubblico, Nicholas Ray dirige nel 1961 la prima epopea sonora e a colori sulla vita di Gesù. Affida il ruolo del protagonista a Jeffrey Hunter, con cui aveva già lavorato in La vera storia di Jess il bandito, e si concede delle libertà narrative rispetto ai Vangeli, per rendere il racconto il più spettacolare ed emozionante possibile. Due anni dopo il colossale Ben Hur in cui Gesù non veniva mai mostrato in volto, Il re dei re, remake dell’omonimo movie muto di Cecil B. DeMille del 1927, lo rende a tutti gli effetti il protagonista di un’epopea hollywoodiana, dove vengono utilizzati i toni dell’avventura e del dramma per portare sul grande schermo il Vangelo. E il pubblico dell’epoca accoglie la scelta con entusiasmo.

Il Vangelo secondo Matteo

Nel 1963 in Italia viene girato un movie che è quanto di più lontano possa esserci dal modello hollywoodiano. Pier Paolo Pasolini scrive e dirige un lungometraggio che, come cube il titolo stesso, narra la vita di Gesù come descritta nel Vangelo di San Matteo, utilizzando le parole del discepolo per i dialoghi, senza ricorrere a parafrasi o trasposizioni. La volontà dell’autore, non credente e marxista, è di raccontare in questo modo le sofferenze umane e il riscatto attraverso atti rivoluzionari. Per rendere la storia il più contemporanea possibile, utilizza una colonna sonora anacronistica (attinge da Bach, Mozart ma anche dalla musica blues e non secular americana) e si affida a non professionisti sia per i ruoli principali sia per le comparse, rivolgendosi in molti casi anche advert amici e parenti, come nel caso di sua madre che interpreta la Madonna. Gesù ha il volto di Enrique Irazoqui, sindacalista catalano di 19 anni, che devolverà la sua paga al movimento clandestino antifranchista.

La più grande storia mai raccontata

Volto simbolo del cinema svedese di Ingmar Bergman, Max von Sydow nel 1965 esordisce nel cinema americano (e in generale in lingua inglese) con il ruolo di Gesù in La più grande storia mai raccontata. Si tratta dell’unico volto sconosciuto al pubblico statunitense, perché il kolossal, diretto da George Stevens, vanta la partecipazione di un lunghissimo elenco di stelle del firmamento hollywoodiano dell’epoca, anche per brevi apparizioni: da Charlton Heston a Martin Landau, da Angela Lansbury a Sidney Poitier fino a John Wayne. Il movie segue fedelmente la narrazione dei quattro vangeli: inizia con l’arrivo dei magi e termina con la resurrezione annunciata agli apostoli. Un progetto enorme, quasi un’agiografia, della durata di quattro ore e mezzo.

Jesus Christ Famous person

Trasposizione dell’omonimo spettacolo teatrale, considerato un capolavoro del rock, con musiche composte da Andrew Lloyd Webber e testi di Tim Rice, Jesus Christ Famous person narra l’ultima settimana della vita di Cristo, dal punto di vista di Guida Iscariota, l’apostolo che tradisce Gesù per 30 denari. Uscito nel 1973, diretto da Norman Jewison, il movie è diventato uno dei musical più iconici nella storia del cinema. Si tratta, d’altronde, di un movie rivoluzionario, che racconta la figura di Gesù in un modo completamente diverso dal passato, influenzato profondamente dalla cultura hippie del tempo. Distanziandosi completamente dai kolossal hollywoodiani, Jesus Christ Famous person mostra un Gesù umano e in conflitto con se stesso, con i suoi sentimenti, le sue paure e i suoi dubbi, e diventa un simbolo delle contraddizioni dell’uomo contemporaneo.

L’ultima tentazione di Cristo

Anche Martin Scorsese si è interessato alla ‘Passione’ nella sua carriera (e presto, a distanza di oltre 35 anni, tornerà a girare un movie sulla vita di Gesù). È il 1988 quando realizza L’ultima tentazione di Cristo con Willem Dafoe nei panni di un Gesù inedito, che vede il rapporto con l’Eterno come persecutorio. Nel desiderio di essere un uomo come tutti gli altri, abbandonare il suo percorso messianico e costruirsi una famiglia, inizia a fabbricare croci per i Romani. Il movie, come l’omonimo romanzo dello scrittore greco Nikos Kazantzakis da cui è tratto, è stato accusato di blasfemia e inondato di critiche per la scelta di raccontare un Gesù in preda ai dubbi.

La passione di Cristo

L’opera più controversa e discussa esce nel 2004: scritto, diretto e prodotto da Mel Gilbson, La passione di Cristo rompe completamente con la narrazione fatta da Hollywood della morte di Gesù. Il movie viene girato in latino, ebraico e aramaico, le lingue del tempo, in Italia, tra Matera e Cinecittà. Come spiega lo stesso titolo, è incentrato sulle ultime ore di vita di Gesù, interpretato da Jim Caviezel: il suo arresto, la condanna a morte e la crocifissione. Il movie ricevette critiche per la rappresentazione molto cruda del calvario di Gesù, con tantissime scene di violenza esplicita ed estrema.

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