Giovanni Allevi, il put up per la Giornata mondiale del teatro: “Quella poltrona vuota”

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Giovanni Allevi celebra la Giornata mondiale del Teatro con un put up su X. Il pianista pubblica una foto e un passaggio del suo monologo a Sanremo.

“Durante un concerto in un teatro pieno – si legge – ho notato una poltrona vuota. Mi sono sentito mancare. Eppure, quando ero agli inizi, per molto tempo ho fatto concerti davanti advert un pubblico di quindici venti persone ed ero felicissimo.”.

” Oggi… dopo la malattia, non so cosa darei per suonare davanti a quindici persone. I numeri… (non contano)”, scrive Allevi nel suo put up.

Il viaggio all’inferno

Lo scorso 20 marzo, al Discussion board di Assago (Milano) il maestro ha raccontato il suo “inferno” a seimila studenti lombardi, intervenuti all’evento Happiness on tour – Storie di felicità, organizzato dalla Fondazione felicità, con il patrocinio di Regione Lombardia e del Comune di Milano, proprio nella giornata internazionale dedicata alla più gioiosa delle emozioni.

Il momento in cui tutto è cambiato

Allevi ha iniziato a parlare visibilmente emozionato: “C’è stato un momento in cui ho dovuto mantenere lo sguardo dritto sui fiori, mentre camminavo all’inferno, la mia vita period concerti in giro per il mondo, conferenze stampa, selfie, fino a due anni fa – ha raccontato – quando è arrivata una brutta malattia e tutto è cambiato”.

La “visione da paziente”

Dopo la diagnosi, ha continuato, “c’è stato un giorno nella mia vita in cui io sono stato immensamente felice, ma prima bisogna fare un viaggio nell’inferno”. Ed è così che il compositore ha raccontato la verità nuda e cruda, la sua “visione da paziente” della lotta contro il mieloma. “Un giorno mi dicono che devo fare delle punture sulla pancia, una al giorno – ha spiegato – e dico io ‘basta non ne posso più, è da un anno che faccio punture sulla pancia’, poi ci rifletto e dico ‘va bene”.

Dolori, paure, attese e crisi

Allevi ha spiegato nel dettaglio dolori, paure, attese, la crisi di astinenza dai potenti farmaci necessari per calmargli il dolore, dramma personale che ha affrontato sempre da combattente, perché “resilienza è una parola che non mi è mai piaciuta, mi fa pensare all’accettazione passiva di una condizione negativa”.

“Dignità, autorevolezza e grazia”

In questo percorso “infernale”, Allevi ha detto di aver fatto sue tre parole: dignità, autorevolezza e grazia, che si sono tradotte per lui “nell’assumere il comando su di me, sulle mie paure, sulle mie ansie”. Quelle famose punture hanno portato con sé dolori lancinanti: “Si chiamano fratture di crescita e servono a stimolare il midollo osseo a produrre cellule staminali, mi hanno spiegato, che sono il futuro della medicina”.

“13 globuli bianchi”

Raccontando il suo doloroso percorso verso la guarigione, Allevi ha infine parlato del momento in cui è stato “immensamente felice”. “Un giorno un medico è entrato nella mia stanza e mi ha detto: ‘Maestro hai 13 globuli bianchi – ha detto – la bilancia, che fino a quel momento pendeva verso la mia morte, iniziava a pendere di nuovo verso la vita”.

Il dono ai ragazzi

In quel momento, ha proseguito, “ragazzi, sono stato investito da una felicità allo stato puro, un treno di felicità mi period venuto addosso”. Perché? “perché avevo ottenuto dei risultati professionali? Perché avevo venduto dei dischi? Perché erano aumentati i follower? No, perché ero semplicemente vivo”. Poi ha concluso: “Io stamattina vi ho portato in dono, in offerta, la mia vita, la mia sofferenza e la mia felicità, spero davvero che possiate farne tesoro, grazie”.

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