Sergio Castellitto e il Centro Sperimentale di Cinematografia: “La diaspora degli artisti in guerra diventerà un movie diretto dagli allievi”

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Sergio Castellitto fa un bilancio dei primi mesi da presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia, disegnandone un futuro prossimo che abbraccia una vocazione internazionale e al tempo stesso locale, che punta a selezionare e valorizzare le risorse.

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Come sono stati questi mesi?

“Di scoperta. Li ho utilizzati per capire lo stato delle cose. Sono entrato in carica – parole che uso con un certo disagio, nel senso che non faccio il supervisor, non lo sono mai stato – alla positive di ottobre; cinque mesi in cui credo di essere stato fedele a quel che avevo intenzione di fare. Capire la macchina, le conflittualità e le eccellenze. Ora inizia il lavoro –stesa la pasta della conoscenza – ora I dati vanno incrociali. Io non sono diventato supervisor, faccio il percorso secondo le mie esperienze, la mia competenza, la mia storia. Ho pensato a questa esperienza come a un movie: occupandomi di dei reparti e ce ne sono di prim’ordine. Ho avuto il piacere di ritrovare docenti con cui avevo lavorato, scenografi come Francesco Frigeri, Franco Bernini alla sceneggiatura, Francesca Calvelli al montaggio. Ho trovato un ambiente familiare e accogliente. E poi c’è quello che io chiamo il bosco della burocrazia, perché essendo una fondazione. essendo organismo sostanzialmente pubblico, la difficoltà è sempre quella di trovare l’equilibrio fra gli ostacoli inevitabili – che sono anche una forma di controllo legittimo – della burocrazia e invece le tue intenzioni artistic, perché questo non è un luogo in cui si fanno bulloni ma in cui si produce sostanzialmente arte”.

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Ha mai avuto pressioni, sollecitazioni, indicazioni?

“Nemmeno una, da nessuna parte. Anche perché period una cosa che avevo chiarito con molta precisione fin dall’inizio. Non sono un uomo di appartenenza, penso forse di essere un uomo di competenza e di totale libertà. Non ho avuto finora nessun ostacolo e anzi un aiuto tecnico dalla direzione generale del cinema e dal Ministero, perché abbiamo dovuto affrontare problemi insormontabili. Vi auguro di non dover mai affrontare una cosa nella vita che è il PNRR . E’ stato faticoso. Ho chiesto l’aiuto di persone esperte e competenti e siamo riusciti a fare un lavoro eccellente. Ho capito che rispetto al precedente piano il Centro non sarebbe riuscito advert assolvere a tutte le le idee del programma e quindi abbiamo. rinunciato a una parte di quei soldi. In qualche modo abbiamo anche contribuito all’abbassamento del debito pubblico del nostro Paese, nel senso di fare meno cose, ma forse quelle cose si potranno realizzare davvero e nella scadenza giusta.Tutto questo va portato insieme a quelle che sono le istanze che mi interessano di più, e cioè quelle della creatività, della formazione della didattica e della dimensione artistica che questo luogo rivendica di avere”.

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Quali sono le principali linee programmatiche?

“Viviamo in un mondo, in un’epoca in cui siamo circondati da due guerre ,che sono praticamente le nostre: a due ore e mezzo di volo da noi. Quella del Mediterraneo e quella che viene dall’Est. Questo posto poteva scegliere di farsi rifugio cioè di chiudersi dentro la propria la propria storia, la propria missione, oppure di aprirsi di diventare un palcoscenico. Ed è da qui è nata l’intenzione mia di di lanciare la diaspora degli artisti in guerra. Abbiamo contattato cineasti, artisti, scrittori, che provengono da tutti i luoghi della guerra del mondo quindi dall’Ucraina dalla Russia dalla dalla Palestina da Israele e quant’altro. Il Centro sperimentale si fa a casa, apre le porte, ospita per tre giorni questi artisti in una serie di incontri proiezioni e quant’altro. Mi sembra una un’iniziativa bella importante perché in qualche modo permette e fa sì che questo luogo si apra alla realtà che lo circonda diventi contemporaneo a se stesso.

Sarà un evento di respiro internazionale.

“Un momento importante, sì. Con un rimbalzo didattico: faremo un movie di questi tre giorni, girato dagli stessi allievi del centro, regia, sceneggiatura, montaggio. Questa tre giorni diventerà i un movie testimonianza su quello che saremo riusciti a fare. Sarà la seconda metà di giugno. Poi ci sono le altre rassegne, già impostate, bellissime. Per me è importante anche una implementazione geografica del CSC. Abbiamo una sede a Venezia, che ha lavorato negli anni passati all’isola di San Servolo. Un luogo sviluppato al venti per cento rispetto a quel che può diventare. Una sede a Venezia, nella cartolina più importante che c’è in Italia per il mondo, soprattutto il luogo dove accadono le due esperienze culturali forse più importanti di questo Paese cioè la Biennale d’arte e il Pageant di Venezia: il sogno è quello di di farla diventare davvero una una delle sedi regionali che è una delle altre forze della del Centro Sperimentale c’abbiamo la sede i documentari a Palermo diretto da Costanza Quatriglio, una scuola di reportage a L’Aquila diretta da Francesca Mannocchi. E stiamo sviluppando una serie di Grasp di alto livello in partnership con Minimal Fax e con Anica Academy. Senza dimenticare che questa è la scuola che ha due patrimoni fondamentali: uno radicato nel passato che la Cineteca che è tra le più importanti del mondo e che conserva restaura digitalizza la storia cinematografica di tutto il nostro Paese. E poi la scuola: l’altro patrimonio e gli altri lingotti sono gli studenti. Gli studenti sono quelli che poi uno si augura che domani, dopodomani saranno quelli che faranno il cinema. E ci faranno anche lavorare. Mi diverte dirle che non mi intendo archiviare la mia vita a tagliare nastri al Centro Sperimentale. Io milito ancora, Io continuo a fare l’attore, il regista, scrivo.Troverò l’equilibro tra la complessità e l’entusiasmo di quel che tento di fare in questo bosco e il mio lavoro, che è la mia vita. Mi piacerebbe ritagliarmi un corridoio di insegnamento, trasmettere questa vita e questa passione facendo lezione ai ragazzi. Spero di riuscire a farlo”.

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