Biennale di Venezia, la prima volta di Pietrangelo Buttafuoco: “L’arte può fabbricare ponti”

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Nessun annuncio concreto circa il suo mandato, ma tre citazioni che hanno già il valore di un orientamento culturale preciso nell’istituzione più cosmopolita e di linguaggi iper-contemporanei italiana, cioè la Biennale di Venezia. Il neo presidente, nominato dal governo di centro destra, il giornalista Pietrangelo Buttafuoco, ha presentato stamane i prestigiosi tre Competition, da giugno a ottobre, delle arti dal vivo, danza, musica e teatro: settori importanti di una “casa”, la Biennale, “che rinnova il suo patto con la bellezza e la libertà e il suo patto di fabbricare ponti”, ha detto il presidente.

Dopo aver ricordato l’amico Franco Battiato, Buttafuoco, cita, come sua guida ideale, due intellettuali, lo studioso di cultura islamica, Henry Corbin e il suo “sogno del mondo immaginale” che, sottolinea Buttafuoco, ha “la capacità di scandagliare le profondità dell’invisibile per portarle al visibile” e Pavel A. Florenskij, matematico, custode dell’esecuzione dell’icona, perché “ci ricorda che non siamo mai noi a guardare l’arte, ma è l’arte a guardare noi e a farsi tramite del cielo”.

Molti e particolarmente calorosi i ringraziamenti del presidente a Roberto Ciccutto, lo stimatissimo da tutti predecessore, con cui, ha dichiarato “lavoriamo assieme in un sodalizio fatto di amicizia, intesa, collaborazione”. Nulla, invece, Buttafuoco ha lasciato trapelare sulle sue preferenze per le nomine che dovrà fare, dal momento che sono in scadenza i direttori dei pageant di danza musica e teatro, a cui bisogna fare un plauso per la ricchezza dei programmi (200 appuntamenti, 72 novità e 600 artisti provenienti da 30 paesi), molto ben informati dei cambiamenti, delle nuove forme espressive e dei linguaggi delle nuove generazioni dell’arte. Ecco i programmi.

Teatro (15- 30 giugno)

I quattro anni a Venezia hanno cambiato anche loro, i due direttori della sezione Teatro, non più ricci/forte, il celebre marchio artistico di registi, ma due artisti “separati”, Stefano Ricci e Gianni Forte, ognuno indirizzato su una propria strada, unite solo in occasione del pageant, dedicato quest’anno a due colori che sono contrasti, “Niger et Albus” e da loro immaginato come “uno spazio di desiderio, meraviglia, crocevia di dibattiti e confronti”.

Come altri anni, più delle novità per i direttori conta la poetica dei lavori e degli artisti, come il Leone d’oro, il Again to Again Theatre che usa la disabilità come leva di provocazione artistica, e per la prima volta in Italia, con Meals Courtroom o i Leoni d’Argento, il Gob Squad Theatre con Creation (Image for Dorian) e l’installazione Elephants in rooms.

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Interessante si preannuncia l’taking place anticonsumistico di dieci cassiere in un supermercato con un pianoforte di Have a great day! di Vaiva Grainyt?, Lina Lapelyt?, e Rugile Barzdžiukait?. Uno degli autori e attori britannici più in vista, Tim Crouch porta Reality’s a Canine Should to Kennel. Torna Milo Rau regista militante col nuovo Medea’s Youngsters, mentre già visti Blind Runner dell’iraniano Amir Reza Koohestani e Tre sorelle di Muta Imago. Da Biennale school, la parte didattica e interamente dedicata ai giovani artisti, si vedranno Cenere di Stefano Fortin con la regia di Giorgina Pi e Addormentate di Carolina Balucani, diretta da Fabrizio Arcuri. Letture sceniche saranno Così erano le cose appena nata la luce di Rosalinda Conti, a cura di cura di Martina Badiluzzi e Livido di Eliana Rotella a cura di Fabio Condemi, entrambe dal laboratorio di scrittura condotto da Davide Carnevali. Mancano all’appello tre spettacoli, in through definizione.

Danza (18 luglio – 3 agosto)

Oltre 160 artisti, 80 eventi, 2 prime europee, 11 prime italiane: ricco, effervescente, il pageant di danza diretto per il quarto anno dal coreografo britannico Wayne McGregor è sempre una sorpresa nella sua thought allargata di danza, movimento, tecnologia, realtà aumentata, efficiency… Basta vedere i Leoni 2024: quello d’argento a Trajal Harrell che contamina la danza coni riti sociali, con l’intimo Sister or He Buried the physique e Tambourines ispirato a La lettera scarlatta e soprattutto il Leone d’oro, Cristina Caprioli, coreografa e teorica sperimentale del movimento, di origine italiana, residente a Stoccolma, che porterà i molto provocatori Impasse, Flat Haze, Silver e The Bench con Biennale Faculty. Una bella parte del programma esplora la complessa space delle connessioni umane e tecnologiche che tanto piace a McGregor: We People è il titolo del suo pageant, dove si vedranno “nuovi modelli di co-creazione, processi collaborativi sperimentali al di fuori dei mezzi e delle forme artistiche tradizionali… sconfinamenti tra umano e artificiale”. Ecco allora tra gli altri, la danza cyborg della svizzera Nicole Seiler in Human within the Loop, danza e IA col coreografo Cheng Tsung-lung e l’artista digitale Daito Manabe o la efficiency Discover Your Eyes del pluripremiato fotografo britannico Benji Reid. Danza afro, tra mitologia, spiritualità, radici ancestrali, è quella di Rafael Palacios con Behind the South: Dances for Manuel. Rigenera il mito classico di Medea, Ruination dei britannici Misplaced Canine.

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© Camilla Greenwell 2022 

Molte le produzioni e coproduzioni: tra le altre Tangent di Shiro Takatani, o Nonetheless life del “grande” Alan Lucien Øyen per la prima volta a Venezia. E poi, Miller de Nobili (MdN), il duo che unisce break dance con recitazione in There Was Nonetheless Time ispirato a Beckett, Vidavé con Folklore Dynamics e l’argentina Melisa Zulberti col progetto interdisciplinare, Posguerra. La Biennale Faculty resta un cuore pulsante del pageant di danza, con il ritorno in grande di una “maestra” come Carolyn Carlsons e una nuova creazione in prima mondiale di Wayne McGregor a cui partecipa anche la sua compagnia.

Musica (26 settembre -11 ottobre)

Diretto dalla compositrice Lucia Ronchetti, forte delle 19mila presenze dello scorso anno, dedicato a Elena Leonardi, collaboratrice della Biennale scomparsa un mese fa, il pageant è un vero fuoco d’artificio di novità e curiosità di altissimo livello. “Musica assoluta”, il titolo, spazia tra le forme purissime sonore che vivono senza drammaturgie, parole … dalla musica contemporanea alle numerous scene dell’elettronica, prassi improvvisative e sofisticate tecniche di registrazione. Dieci le sotto-sezioni, a partire dalla composizioni per orchestra e trattamento elettronico che aprirà con l’Orchestra del Teatro La Fenice, Tito Ceccherini sul podio, e le prime italiane del Leone d’oro alla carriera Rebecca Saunders, Wound (il Leone d’argento va all’Ensemble Fashionable), e proseguirà tra gli altri con la Frankfurter Opern-und Museumsorchester diretta da Thomas Guggeis con due commissioni della Biennale a Luca Francesconi (Sospeso) e Salvatore Sciarrino (Nocturnes). Tra le altre sezioni, si va dagli assoli – coi pianisti francese Bertrand Chamayou, Chisato Taniguchi, la violista Hannah Levinson – a quella per ascolto individuale, all’altra sulle composizioni che esplorano la natura fisica e immersiva del suono con tra gli altri Gérard Grisey e Wolfgang Rihm. Ricca la sezione sul linguaggio jazzistico e la ricerca improvvisativa con Georg Vogel, la libanese Layale Chaker e il suo violino a sei corde, il trombettista statunitense Peter Evans e il percussionista, pianista e compositore americano coinvolgente Tyshawn Sorey. Novità interessante, “Solo Electronics” comprende tre concerti che si svolgeranno nel Padiglione 30 di Forte Marghera col pubblico libero di muoversi e alcuni protagonisti dell’elettronica sperimentale e tecnologie sofisticate: Sam Barker, il sound artist canadese Tim Hecker, la dj tedesca di origini mozambicane Cecilia Tosh, Richard Devine, con Pan Daijing e Søs Gunver Ryberg, e infine il dj palestinese Muqata’a con l’ungherese Zsolt Sörés/Ahad e il dj set sudafricano Robert Machiri. Per la musica vocale, in San Marco, il Coro della Cappella Marciana diretta da Marco Gemmani eseguirà lo Stabat di Lisa Streich. Tra gli altri ospiti la compositrice e violista da gamba Eva Reiter e la compositrice e polistrumentista iraniana Golfam Khayam. Completano il programma tavole rotonde, incontri teorici e l’attività di Biennale Faculty Musica che ha selezionato 11 giovani musicisti su 408 candidature al lavoro con i tutor.

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