Martin Scorsese alla Berlinale, Orso d’oro alla carriera: “Il mio movie su Gesù per far discutere ma anche intrattenere il pubblico”

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A un competition cinefilo come la Berlinale la star assoluta non può che esser Martin Scorsese, che arriva a ritirare l’Orso d’oro alla carriera tributato dalla rassegna. Fuori dall’resort Hyatt una folla entusiasta, giornalisti emozionati come scolaretti che spiegano quanto lui e i suoi movie abbiano loro cambiato la vita. E il cineasta si concede, dal nuovo progetto su Gesù alle lasagne della mamma (“come lei non le fa nessuno”), dal futuro del cinema alla passione per i Rolling Stones il cui documentario fu presentato qui segnando il report storico a un evento della Berlinale. Lo accompagna e introduce il direttore Carlo Chatrian. A chi gli chiede di definirsi con una parola risponde “mistero”, ma in realtà è abbastanza aperto.

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(afp)

Il movie su Gesù

E il nuovo movie su Gesù? “Non sono del tutto sicuro su che tipo di movie farò, ma voglio fare qualcosa di unico e diverso che possa provocare la riflessione e spero anche intrattenere”, ha detto. “Non sono ancora del tutto sicuro di come procedere. Ma una volta che avremo finito il nostro giro qui per promuovere il movie (Killers of the flower moon), forse dormirò un po’ e poi mi sveglierò e avrò questa nuova concept su come farlo”.

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“Un movie può regalarti qualcosa che ti cambia la vita”

Rassicura chi teme la fantastic del cinema. “No – ripete – il cinema non sta morendo, piuttosto si sta trasformando, come è sempre stata la sua natura. Noi avevamo solo la sala, i competition, la pellicola, ma la tecnologia cambia rapidamente e non possiamo opporci, piuttosto cercare di controllarla, indirizzarla, senza esserne schiavi. Bisogna fare attenzione alla voce individuale degli artisti – trovarla è lo scopo dei Competition – ma si può fare tramite TikTok, un movie di quattro ore o una miniserie”. La voce di un singolo artista, spiega, “può regalarti qualcosa che ti cambia la vita. Ai competition questo succede, è questo che ha ancora senso. Qui hai la possibilità di vedere e ascoltare punti di vista che arrivano da realtà lontane e numerous, che ti aiutano a capire meglio il mondo, a far diventare più vicine le tradition che sembrano più lontane. Rende il mondo più piccolo e noi tutti più comprensivi gli uni degli altri. Il cinema può essere solo un bel tipo di intrattenimento, e a me va benissimo, ma quello che vedi alle rassegne, beh, quello può avere un impatto che ti cambia. E se lo rivedi anni dopo scopri che è un movie diverso, perché tu sei cambiato”.

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Il giudizio dei critici

Se ci si interroga sul ruolo dei competition, c’è chi lo fa anche su quello della critica, che per Scorsese “esiste solo nell’ombra dell’arte e degli artisti che la realizzano, senza quello è nulla”. “Ma – aggiunge – è anche importante e necessario che noi artisti ci si prenda il rischio di essere giudicati. Nella critica è importante che ci sia un punto di vista originale, un pensiero stimolante. Una volta il cinema non period così vasto, oggi un critico può guidare nella scelta dei movie da vedere, quelli che sono davvero importanti. È come insegnare a un bambino a camminare, dare il primo stimolo verso la conoscenza. Quello che è di moda muore in fretta, ma i movie che hanno superato la prova del tempo hanno la capacità di avere un impatto forte, nell’animo delle persone”.

‘Killers of the flower moon’, De Niro tra gli Osage nel movie di Scorsese – clip in anteprima

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“Cerco di preservare la magia del cinema”

Anche per questo Scorsese, attraverso la sua Movie Basis, è così attivo nella preservazione e nella diffusione della memoria, della storia del cinema. “Cerco di tenere in vita i movie che ci hanno influenzato, a me e al gruppo di persone con cui ho iniziato all’inizio degli anni Settanta, gente come Spielberg, De Palma, Schrader. Cerco di preservare la magia dello scoprire qualcosa di nuovo nel cinema come arte. I movie che ho visto da bambino, da Jean Renoir a Satyajit Ray, dal neorealismo italiano a Kurosawa, mi hanno insegnato molto, anche se li vedevo in television, doppiati e con la pubblicità in mezzo. E penso che se quei movie hanno influenzato me da piccolo, che non venivo da un ambiente intellettuale, avrebbero potuto influenzare e cambiare la vita anche a tante altre persone. È attraverso l’arte che noi comunichiamo”.

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“Fare i conti con quello che sei”

Se gli si chiede quali siano i nuovi nomi del cinema che più lo interessano, Scorsese spiega che a ottantun anni il tempo è un problema, e che quindi “il tempo che ho a disposizione per guardare movie mi impone delle scelte difficili. Cerco di rimanere aggiornato, ma non è facile”. E del tempo che passa, Scorsese ha detto che quando period più giovane aveva “più ego e ambizione. Ma forse in realtà l’ambizione non muore mai, però almeno l’ego impari a metterlo da parte, perché ingombra. Più volte nella mia carriera mi sono trovato in momenti in cui mi sono sentito libero di provare a fare le cose in modo nuovo, diverso da come le avrei fatte e pensate prima. E’ successo per la prima volta sul set di Re per una notte, ma lo stesso è accaduto con The Irishman, o in altri movie. Liberarsi dai propri limiti, dalle regole che ci si autoimpone riguardo alle regole che ci siamo dati sul come fare le cose non è facile, perché ti obbliga a fare i conti con quello che sei”.

Attore per Julian Schnabel

Martin Scorsese è anche attore, e doppiatore. Spesso in cameo – da Taxi Driver all’ultima toccante apparizione in Killers of the flowers moon. Ora avrà una piccola ma incisiva parte nel prossimo giallo di Julian Schnabel, Within the hand of Dante (Nella mano di Dante), dove sarà un anziano saggio che influenza Dante Alighieri mentre scrive La divina commedia.

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