Fabrizio De André, ‘Anime Salve’ e quel canto per tutte le minoranze

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Fu l’album della convergenza perfetta di giudizio: pubblico e critica stabilirono che Anime Salve di Fabrizio De André period l’album da premiare del 1996. A distanza di quasi trent’anni, quel disco suona ancora più attuale oggi di ieri. Un disco bellissimo e anche decisamente complesso, che debuttò al primo posto nella classifica dei dischi più venduti. A sei mesi dall’uscita, quando aveva già superato la bellezza di 300 mila copie, il disco vinse il Premio Tenco e anche il Premio Lunezia per il testo del brano Smisurata preghiera.

Fabrizio De André, l’intervista in Sardegna nell’aprile 1997 – Le minoranze

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Anime Salve vinse anche il Premio Italiano della Musica, il PIM, organizzato in quegli anni da Musica!, il supplemento settimanale di Repubblica: “Credo che questa inaspettata sintonia di giudizio dipenda dalla maggiore attenzione che il pubblico presta da qualche tempo alle riviste specializzate, che hanno sensibilmente migliorato la loro qualità critica”, ci spiegò Fabrizio De André, che raggiungemmo per l’intervista nella sua tenuta di L’Agnata, in Sardegna. “Certe equipe, certe redazioni di riviste settimanali o mensili che siano, hanno in maniera illuminata dato spazio advert artisti che provengono da altri mondi, soprattutto a scrittori e letterati che conoscono bene, e sanno spiegarla al pubblico, la differenza joyciana tra arte vera e arte falsa, tra arte che si lascia contemplare e arte che si fa concupire o solo consumare. Ma chi ha dato prova di capacità di giudizio sono soprattutto i critici, che sanno meglio distinguere quali canzoni riescono a comunicare un’emozione. Il pubblico se ne è accorto e accade così che si lasci ora condurre più volentieri per mano dalla critica”.

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Gli chiedemmo: Anime salve è un disco complesso, anche sul disagio e sulle minoranze. Cosa ha fatto più presa sul pubblico? “Forse il fatto che una larga parte della popolazione comincia a sentirsi minoranza, non in termini numerici, ovviamente”, rispose Fabrizio. “Quei pochi che oggi detengono il potere e i privilegi, e anche i mezzi di comunicazione, sono la vera maggioranza, come i majores che detenevano il potere nel mondo latino e fino al Medioevo. Oggi è diminuito il numero di chi detiene i privilegi ma è aumentato il loro potere. Noi minores siamo chiamati in causa per fornirglielo. Chi ascolta si è così identificato con le minoranze di Anime salve”.

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Ci sorprese soprattutto con la risposta che ci diede alla domanda su cosa pensasse dei premi, che così copiosi erano arrivati a riconoscere la riuscita del disco: “Questa mania occidentale e aristotelica di distinguere il bianco dal nero, il buono dal brutto, forse non è esattamente l’aspirazione profonda dell’anima umana. Sono contrario alle vittorie, cui corrispondono una o molteplici sconfitte. E sono preoccupato dall’invidia, diffusa in tutti noi. Questi premi, che condivido con chi ha lavorato con me, Fossati per primo, accontentano la parte più rozza di me, che è comunque cospicua”.

Fabrizio De André, l’intervista in Sardegna nell’aprile 1997 – Le canzoni

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Per quello che viene giustamente considerato il suo testamento artistico, un album che De André aveva scritto insieme a Ivano Fossati (“Io ho composto il 90 per cento della musica, Fabrizio il 90 per cento dei testi, raccogliendo alcune mie ispirazioni”, spiegò Fossati), il cantautore genovese tornò a esibirsi dal vivo in una tournée organizzata a sei anni dal suo ultimo concerto. I pezzi nuovi rubarono la scena del concerto, nell’interpretazione di De André, che con voce ferma scandiva magistralmente le sillabe senza mai risultare didascalico o retorico, brani come Princesa e Anime salve si esaltavano. La scenografia period dominata dalla riproduzione di carte da tarocchi giganti, una delle passioni non-public di Fabrizio, affascinato dalla cosmologia.

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Nella scaletta del concerto, oltre ai brani dell’ultimo album c’period una parentesi etnica con pezzi da Crêuza de mä e di Le nuvole, quindi il finale con le memorabili canzoni di 30 anni di carriera, da La canzone di Marinella, a Il pescatore, a Bocca di Rosa. Accanto a lui, sul palco, i due figli: Luvi, bravissima cantante al posto della mamma in Khorakhanè e nei cori etnici, e Cristiano, prezioso polistrumentista e seconda voce.

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