Di ogni bene: il cortometraggio d’esordio di Pablo Solari sulla salute mentale

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Due fratelli si ritrovano dopo che non si vedevano da anni. Francesco va a trovare Edoardo che è stato ricoverato in una struttura per aver tentato il suicidio. Ogni parola sembra calcolata. “Tu come stai?” chiede Francesco a Edoardo che duplicate: “Non credo di saperti rispondere”. Sono vicini ma appaiono lontanissimi. Il tempo li ha separati e ora Francesco cerca un possibile ricongiungimento sul filo della loro memoria e del loro legame familiare.

Di ogni bene è il cortometraggio d’esordio di Pablo Solari, diplomato in regia alla Civica Scuola di Teatro “Paolo Grassi” e direttore artistico e regista di “Contenuti Zero”, un collettivo di attori, comici e musicisti.

Sullo sfondo di un paesaggio invernale, all’interno di una stanza, il movie alterna i primi piani sui due fratelli, interpretati da Francesco Mandelli ed Edoardo Sorgente, quest’ultimo visto in Martin Eden di Pietro Marcello e nella terza stagione di Gomorra nel ruolo di Gegè. Sono vicini, ma non c’è nessun contatto fisico. Francesco passa solo a Edoardo il suo smartphone per fargli vedere la foto della figlia. Da parte sua c’è tutto il desiderio, la voglia di aiutarlo, anche di portarlo by way of con sé. Ma l’altro sembra chiuso, intrappolato nel suo mondo. Parla già di sé al passato (“Ho avuto una bella vita tutto sommato”) e nei confronti di Francesco è gentile ma fermo e non sembra capace advert uscire dallo stato di disagio in cui si trova.

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Nel corso di circa 14 minuti, Solari affronta il tema della salute mentale e del male di vivere. Il cortometraggio infatti è patrocinato dall’associazione StayAleeve che è nata nel 2017 e si occupa di fare informazione, sensibilizzazione e prevenzione del suicidio, in particolare tra le generazioni più giovani. Lo fa partendo da una storia familiare come tante, puntando a sensibilizzare sul fatto che non si deve aver paura di chiedere aiuto anche se costa fatica. Nell’incontro tra Francesco ed Edoardo ogni parola dei dialoghi è importantissima proprio perché cerca di trovare nella complicità della vita condivisa un nuovo punto di partenza per uscire dal disagio e l’imbarazzo. E più che sui ricordi, il punto d’incontro lo trovano mentre cantano il brano “Povero cuore” eseguita da Mobrici con Brunori Sas. Iniziano advert eseguirlo insieme, poi Edoardo si ferma e la interrompe. Francesco la ricomincia in macchina mentre è da solo. Forse è un grido, una speranza perduta, uno sfogo per non essere riuscito a scuotere la vita del fratello. E probabilmente è quella canzone che diventa un testo parallelo, dove le parole diventano chiare per esprimere un malessere soprattutto nella parte iniziale: “Dicono che ti senti così/con un blocco alla gola”.

È proprio quel ‘blocco alla gola’ che frena le parole di Edoardo, dove la sua voce soprattutto nella parte finale appare strozzata come se facesse fatica a parlare.

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Di ogni bene sottolinea questa incapacità, anzi impossibilità advert aprirsi. In ogni persona che ha tentato il suicidio, c’è un mondo oscuro che resta sempre sommerso, con delle ‘voci da dentro’ che non si riesce a condividere con gli altri, anche con la persona più vicina. Il gesto è evocato all’inizio, quando si accenna al passaggio di un treno, detto quasi con amara ironia come per esorcizzarlo. Poi, oltre a quello che i due fratelli si dicono, sembra di sentire il rumore e le parole dei loro rispettivi pensieri. Da una parte ci sono quelli di Francesco: “Come posso aiutarlo? “Quale può essere la parola giusta?”. Questo può essere il punto di partenza per abbattere un muro che si mostra come impenetrabile.

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