Il Laceno d’oro torna su MYmovies ONE

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Torna su MYmovies – incluso con l’iscrizione a MYmovies ONE – il Laceno d’Oro. La 48esima edizione del pageant nato dal neorealismo, grazie a Pier Paolo Pasolini, trasformato negli anni, e approdato al cinema del reale: un cinema che riflette, sul mondo, il quotidiano e lo straordinario.

Pur lasciando alla sala cinematografica il primato per la proiezione delle opere in concorso, favorendo il dibattito e l’esperienza della discussione, il Laceno d’Oro non sottovaluta il presente e il futuro che ha da venire. L’immagine, come il reale, attraversa più dimensioni, dalla multiculturalità alla moltiplicazione degli schermi e delle modalità di visione: il cinema deve essere alla portata di tutti, mai garanzia e diritto solo per alcuni.

Motivo per cui la Selezione Ufficiale su MYmovies ha seguito una direzione ben precisa: saranno le sezioni concorsuali Gli occhi sulla città e Spazio Campania advert essere oggetto principale della programmazione. Cercando di superare il limite distributivo che purtroppo mina la circolazione dei cortometraggi e ponendosi come obiettivo il superamento del confine regionale di movie prodotti e diretti nella regione Campania, il Laceno affida alcune delle sue opere in concorso allo streaming.

Grande attenzione al tema della cura, are available Tam Tam Basket di Mohamed Kenawi: la storia della squadra locale di Castel Volturno, composta interamente da giovani provenienti da famiglie migranti, oppure ne Il vicolo dei sogni di Lorenzo Giroffi, una caccia al tesoro nel centro storico di Napoli, tra le speranze riaccese dopo la vittoria dello scudetto e la solidarietà come chiave per superare e risolvere le difficoltà, i problemi e le disparità socioeconomiche. Infine, Come scintille nel buio di Daniele Gaglianone, un documento che registra le voci degli abitanti di Carbonia, un movie che ha cura sia di una memoria ingombrante, ma che guarda a un futuro, anche se incerto.

Nella programmazione del Laceno d’Oro non può mancare il focus sull’incessante attività di scoperta, perché il cinema non solo ama avventurarsi nel non detto, ma resta in ascolto anche verso chi è impegnato nella caccia di nuove forme espressive (wundermediterraneankammer di Carlo Michele Schirinzi), nella scomposizione degli spazi urbani, percorrendo nuove prospettive (Impressio in Urbe – Siracusa di Giuseppe Spina e Giulia Mazzone), nel ripercorrere e riattraversare una dimensione che si pensava persa per sempre: il passato (Las memorias perdidas de los árboles di Antonio La Digicam).

E non si può fare a meno della lotta. Scevra da qualsiasi precetto di fisicità e violenza, è il motore propulsore per un nuovo pensiero che implichi una nuova azione, più giusta ed equa per tutti (Wait Two Days di Jaro Minne), ma può essere anche la forza di migliorare sé stessi e cercare di ricostruire il presente (Dielli di Dritero Mehmetaj), senza dimenticarsi di chi ha ancora la capacità di sognare e pone sul futuro le scommesse più grandi (Flegrea – Un futuro per Bagnoli di Stefano Romano).

Eppure tutto questo percorso sarebbe impossibile senza garantire un posto all’immaginazione, all’abbandono che solo addormentandosi concede di arrivare in luoghi inesplorati (Mirage di Yash Sawant), alla zona di confine mai netta tra apparizione e realtà, finzione e concretezza (Cinema for the Lifeless di Bruno Moreno, Renato Sircilli) alla possibilità di superare i confini del proprio quotidiano, della propria stanza e del proprio corpo (Fatman di Raffaele Patti).

Affinché il cinema sia sempre un incontro, tra punti lontani nello spazio che non pensavano di avvicinarsi, un motivo di curiosità verso cosa non si conosce, un luogo di rispetto e opportunità mai analizzate: buona visione. Per cominciare un nuovo ciclo, già dall’undici dicembre.

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