Cannes, le pagelle di Alberto Crespi: il portoghese ‘Grand tour

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Ancora due giorni e il concorso di Cannes sarà terminato. È presto per abbandonarsi a pronostici anche perché l’ultimo giorno di competizione, venerdì, vedrà in campo due pezzi da novanta che per motivi diversi potrebbero far saltare il banco. Il seme del fico sacro sarà accompagnato dal suo regista, Mohammad Rasoulof, che non solo è un grande cineasta (con Il male non esiste ha vinto l’Orso d’oro a Berlino nel 2020) ma è appena arrivato in Francia dopo essere uscito in modo rocambolesco dall’Iran, dove period da tempo agli arresti domiciliari. La plus précieuse des marchandises (“Il carico più prezioso”) è invece l’esordio nell’animazione del francese Michel Hazanavicius, che anni fa è partito da Cannes per andare a vincere l’Oscar con The Artist. Qualsiasi pronostico, quindi, è finora scritto sull’acqua. Anche perché una cosa sono i giudizi della critica (spesso contraddittori e stravaganti), altra cosa gli applausi alle proiezioni di gala (spesso dovuti alla claque) e altra cosa sono i pensieri della giuria (spesso, anzi sempre, imperscrutabili).

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(agf)

(A proposito di giuria, possiamo dire solo una cosa: in un’inquadratura di Catturati dalle maree del cinese Jia Zhang-Ke, tra le macerie di una casa abbattuta per far posto all’enorme lago creato dalla “diga delle tre gole” sul corso della Yangtse, si vede una Barbie, lasciata lì da qualche ragazzina, mezza distrutta. Ora la grande domanda è: Greta Gerwig, presidente della giuria e regista appunto di Barbie, si sarà commossa o incazzata? Jia Zhang-Ke vincerà o sarà bandito da Cannes a vita?)

Quelli che seguono sono gli scherzosi e personalissimi voti del vostro voyeur di (s)fiducia. In quanto tali, sono inattendibili (ai fini del verdetto) e insindacabili. E soprattutto sono assegnati, ovviamente, solo ai movie che abbiamo visto. Per gli altri, rimedieremo.


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Emilia Pérez di Jacques Audiard

Un narco-trans-musical, tre movie in uno. Un thriller nel mondo dei narcotrafficanti messicani, un mélo su un boss che diventa donna, il tutto raccontato in forma di musical. Se l’attrice (ex attore, qui fa il narcos e poi il narcos diventato señora) Karla Gascón non vince il premio per la recitazione pianteremo una grana. Voto: 8 al thriller (in fondo già visto), 9 al mélo (mai vista roba simile), 10 all’thought del musical. La media è 9 (ma il totale, se volete, è 27).


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Megalopolis di Francis Ford Coppola

Un sogno lungo cinquant’anni che diventa realtà. Un kolossal digitale da 120 milioni di dollari che ogni tanto sembra un B-movie girato da Roger Corman (maestro di Coppola) negli anni 60. Un delirio creativo che può non piacere, ma è bellissimo che esista. Vincerà? Probabilmente no. Voto: da 0 a ten vanno tutti bene, ma chi scende sotto il 7 sarà bandito a vita da tutti i futuri pageant del cinema.


Diamante grezzo di Agathe Riedinger

Ritratto di adolescente che usa troppo TikTok e si fida degli adulti sbagliati. Voto: 7 (sarebbe un 6, ma la regista è l’unica esordiente del concorso e merita fiducia).


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Sorts of kindness di Yorgos Lanthimos

Uno dei tanti movie all’insegna del “famolo strano”: tre storie di provincia americana tra manipolazione psicologica e sesso bizzarro. Vedasi Emilia Pérez: se Lanthimos ed Emma Stone vincono gli ennesimi premi pianteremo una grana. Voto: 3, come i tre episodi.


Catturati dalle maree di Jia Zhang-Ke

Continua il viaggio di questo sommo cineasta cinese nella storia e nella vita quotidiana del suo grande Paese. Andrà a premi? Dipende tutto, come dicevamo, da Barbie. Voto: 8


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Limonov – The ballad di Kirill Serebrennikov

Dal famoso romanzo di Emmanuel Carrère. Nonostante il regista sia russo, c’è troppa America e troppo poca Russia. Serebrennikov, come Rasoulof, è un perseguitato in patria. Voto: 7 di stima (anche questo sarebbe un 6, forse un 6 e mezzo).


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The Apprentice di Ali Abbasi

Il movie sul “giovane Trump”, categoria filosofica che nei nostri ricordi liceali prende il posto del “giovane Marx” e del “giovane Hegel”. Movie politico, di impatto. Valore cinematografico medio. Per la serie: più importante che bello. Voto: 6 e mezzo (ma 10 e lode a Jeremy Sturdy, l’attore che interpreta il luciferino avvocato Roy Cohn. Sta recitando a Broadway, non può venire a Cannes, quindi non lo premieranno).


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Marcello mio di Christophe Honoré

Chiara Mastroianni che diventa papà Marcello. Mamma Catherine (Deneuve) e tutti gli altri amici rimangono di stucco, poi stanno al gioco. A cavallo tra cinefilia e psicoanalisi. Voto: 6 (saremo sinceri, temevamo molto peggio).


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Parthenope di Paolo Sorrentino

Il regista premio Oscar per La grande bellezza è stato in concorso a Cannes sette volte e ha racimolato solo un Prix du Jury (premio minore) per Il divo. È ora di rimpolpare il palmarès. Il tam-tam sul movie, anche a livello di vendite nel mondo, è positivo. Forza Napoli. Voto: 8, è molto bello.


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Grand tour di Miguel Gomes

Fino a stamattina (mercoledì) la nostra Palma period Audiard, oggi siamo in crisi. È un movie misterioso e bellissimo (forse un po’ esoterico per questa giuria). Uscirà in Italia distribuito da Fortunate Crimson, imperdibile. Voto: 9, come la media di Audiard.


Motel Destino di Karim Ainouz

Altro movie all’insegna del “famolo strano”. Delinquentello in fuga si nasconde in un motel ipercolorato. Una didascalia iniziale avverte che il movie contiene effetti visivi e luminosi che potrebbero danneggiare la vista. Avrebbero dovuto piuttosto avvertirci che nel motel copulano ininterrottamente e in colonna sonora ci sono continui effetti sonori simili a bramiti, muggiti e barriti. Voto: 5.


Fuori concorso

Voto bonus: 8 per il coraggio al nostro movie del cuore, Horizon di Kevin Costner, fuori concorso. Uno che nel 2024 fa un western di sei ore per le sale (qui abbiamo visto le prime tre) ha più fegato di Cavallo Pazzo e Buffalo Invoice messi assieme. Grazie Kevin, non vediamo l’ora di goderci le altre tre ore.

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