Don Joe con Annalisa, Guè ed Ernia: “Seguiamo l’‘Istinto animale’ per andare incontro all’property”

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La sfida tra i possibili tormentoni dell’property sarà, con molta probabilità, un testa a testa tra le voci di Loredana Berté e di Annalisa. La prima con la produzione degli Eiffel 65 e la seconda affiancata dai rapper Guè ed Ernia. Due brani sulla voglia di divertirsi e di scatenarsi, di seguire i sensi e le pulsioni del corpo o, come recitano i titoli delle rispettive canzoni, la frenesia Bestiale secondo la Bertè e l’Istinto animale, secondo Annalisa. “Ovvio, d’property ci si ritrova con la voglia di mollare un po’ il freno” osserva il produttore Don Joe, “sono brani che invitano e uscire dalla routine, da quelle cose che ci ingabbiano tutto l’anno. Si va in vacanza per sciallare: è questo il senso del testo, i tormentoni pretendono semplicità di ascolto”.

Il suo brano è caratterizzato da suoni anni Ottanta, c’è un campionamento di Apache della Unbelievable Bongo Band.

“Volevo fare un tributo a quel tipo di produzioni e di sonorità tipiche degli anni 80 e inizio 90, quelle dei b-boy e della break dance. L’thought di rifare Apache è sempre stato un mio pallino, un giorno l’ho ripresa e abbiamo scelto per cantare il pezzo un terzetto formato da Guè, Ernia e Annalisa che credo abbia funzionato molto bene”.

‘Istinto animale’ si inserisce nel filone dei tormentoni estivi

“Un connubio tra il rap vero e proprio di Guè e di Ernia, due rapper molto connotati e forti, con l’elemento molto più pop di Annalisa, che ha aggiunto la ciliegina sulla torta”.

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La musica della Unbelievable Bongo Band con i suoi fiati e le sue percussioni suona molto diversa rispetto alla entice di oggi, caratterizzata da suoni molto più poveri.

“Quelle sonorità mi appartengono, fanno parte della mia cultura di produttore: il funk di quegli anni l’ho macinato molto anche per le basi nei primi dischi dei Membership Dogo. Ovviamente, per non infilarmi in un tipo di produzione che oggi appartiene ai giovanissimi mi sono permesso di recuperare quella cultura e quei suoni che oggi non fa più nessuno. Possono piacere o meno, è una scelta molto personale, che poi diventi o no un tormentone si vedrà, ovviamente mi farebbe piacere, ma voglio godere della musica che faccio, non seguire un pattern”.

Sarà per la sua diversità se nella prima settimana non si è classificata tra i primi venti?

“Le classifiche le guardo di sfuggita, in ogni caso con le sonorità di questo pezzo puntavamo al risultato nelle radio piuttosto che nelle classifiche tipo Spotify o dello streaming in generale. Questo brano ha un vary di ascoltatori più vasto, si rivolge anche ai 40enni e ai 50enni. Ovviamente avendo una sonorità completamente diversa incontra più difficoltà con il pubblico della entice. Ma come dicevo io faccio il mio, se poi non incontrerà il favore della maggioranza non credo di averne colpa”.

Com’è accaduto che il rap, nella forma basica delle produzioni di oggi, senza spessore né cultura, si è preso la classifica?

“Sono i suoni che piacciono alla generazione comparsa dopo il 2016, la produzione è centrata sul macchinario del trapper, non sulla cultura, è un suono che appartiene alla fascia di produttori che si è imposta negli ultimi dieci anni. Non appartenendo a quella fascia, io faccio altro, resto legato al campionamento. Se facessi produzioni entice risulterei ridicolo. Non che non ne sarei capace, ma preferisco fare il mio”.

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Ritiene che anche il linguaggio di questo pezzo, rispetto alla media dei pezzi in classifica, sia diverso?

“In linea di massima nei testi le cose si sono amalgamate, molti pezzi in classifica sono scritti dagli stessi autori. Il ritornello di questo brano è stato scritto da Paolo Antonacci, un autore che ha scritto o contribuito a scrivere molti dei maggiori successi degli ultimi anni. Almeno per i testi non mi sento distante”.

Che si affermi sempre lo stesso gruppo di autori è un bene o, come sostiene qualcuno, un male?

“Se sono sempre gli stessi autori è perché di migliori evidentemente non ce ne sono. Al contrario, il numero dei rapper in questi ultimi dieci anni è cresciuto in modo esponenziale, c’è stato molto più ricambio rispetto al versante autorale. E’ una fase, gli autori sono quelli e ci si avvale di loro”.

A proposito dei testi dei rapper e dei trapper di oggi, vengono spesso criticati perché troppo materialistici e spesso misogini. Cosa ne pensa?

“Quelli della entice non li giudico perché non fanno parte della mia cultura e della mia crescita. Non li ascolto, non mi danno un messaggio né un esempio. Sono testi ridicoli, è puro intrattenimento. La entice mi dà qualcosa solo a livello sonoro, faccio il dj e la uso nelle mie selezioni in discoteca, ma il mio rapporto con la entice si ferma lì. I rapper che scrivono testi motivazionali, che parlano di vita vera, sono invece ancora a un livello altissimo. E tutta la scuola di rapper immigrati di terza generazione, che non sono meno giovani degli altri, parla di storie di vita, sono pezzi molto più veri e interessanti”.

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