Border, in streaming su MYmovies l’acclamato movie di Ali Abbasi, storia d’amore che ci chiede cosa sia l’umanità

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C’è un iraniano che vive in Danimarca e fa movie in Svezia. Forse l’avete già sentita, ma no, non è Tarik Saleh – che è svedese di madre ed egiziano di padre, ha iniziato a girare sulle coste del Mar del Nord per poi spostarsi su quelle del Mediterraneo –, anche se le due parabole di vita reale e di finzione cinematografica sono tangenti l’una con l’altra. L’iraniano che vive in Danimarca e fa movie in Svezia è Ali Abbasi, vincitore con le sue opere di diversi premi in giro per il calendario festivaliero (Danimarca, Francia, USA, Israele, Svezia, Norvegia, Estonia) e in arrivo su MYmovies ONE con il suo secondo, acclamato, lavoro, Border – Creature di confine.

Abbasi è uno dei nuovi nomi di punta del panorama autoriale internazionale, standing confermato anche dalla recente notizia della sua partecipazione in concorso al prossimo pageant di Cannes con The Apprentice, interval drama – e qualcos’altro – ambientato nella New York degli ’80 che vede l’ascesa di Donald Trump sotto l’egida del mentore-mogul Roy Cohn.

Abbasi viaggia, ascolta, studia e poi mette tutto su pellicola. L’ha fatto in Danimarca con il suo primo lungo, Shelley, e l’ha portato avanti con Holy Spider. In mezzo, Border – Creature di confine, vincitore di Un Sure Regard a Cannes 2018, trionfatore ai Guldbagge Awards (i più importanti premi svedesi) di quell’anno, candidato agli Oscar per la Svezia e capace di arrivare nella terna finale per il Miglior trucco e acconciatura.

Quello che Border racconta – in apparenza – è la vita ai margini di Tina, giovane donna dal fisico e dall’aspetto influenzati dall’anomalia cromosomica che la affligge dalla nascita.

Tina lavora alla dogana svedese, ed è particolarmente abile nell’individuare criminali e contrabbandieri grazie al suo particolare olfatto, capace di stanare colpa, vergogna, ansia, rabbia. Mentre viene coinvolta dalla polizia nelle indagini su una banda di pedofili, un giorno Tina ferma per un controllo un uomo che ha il suo stesso aspetto, Vore, e tra i due inizia una danza di corruzione e scoperta…

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Border è composto da tanti e diversi strati, tutti immediatamente accessibili ma dotati di una profondità speculativa sempre in attesa di essere rivelata. C’è il lavoro di scrittura a partire dal racconto omonimo di John Ajvide Lindqvist (sì, quello di “Lasciami entrare”, e sì, se volete chiamatelo pure lo Stephen King scandinavo), con gli incontri nella sua casa in mezzo ai boschi con Abbasi per parlare del movie e i vari draft firmati da Lindqvist poi chiusi dal regista stesso e da Isabella Eklöf; c’è la resa di Eva Melander e Eero Milonoff (Tina e Vore), ogni giorno quattro ore di make-up prima del set per un prostetico intenso che non anestetizza ma accende ancora di più la efficiency attoriale; c’è l’thought di girare un movie naturalistico che trae la sua forza primordiale dalla terra, dal muschio, dai vermi, catturati nella loro essenza (pan)vitalistica dalla fotografia di Nadim Carlsen.

E c’è, soprattutto, la cornice transnazionale che dà al lavoro di Abbasi una dimensione altera e familiare assieme. Il cinema transnazionale, a schiaffo, è quel panorama di ricerca che individua opere, autori e discorsi “ponte” tra cinematografie nazionali, industrie globali e biografie in transito. Ci sono diaspore obbligate e circuitazioni opportune, Abbasi ne è al centro e l’intera sua filmografia lo dimostra (come anche gli ultimi due episodi della serie HBO The Final of Us, da lui diretti).

Border ne è la testimonianza più diretta e sfacciata, con quella sua vivisezione del folklore locale che diviene reificazione nel contemporaneo, per riconnettere la cultura popolare alle sue tradizioni orali senza eliderne il sentimento pop e d’attualità (il genere, l’ambientazione, le tematiche). Abbasi guarda da lontano e da vicino i miti, li evoca e li incanta, legge dal suo grimorio personale che advantageous hanno fatto troll, hiisi e changeling, lega indissolubilmente la storia di Tina e Vore a quei fiumi, a quelle montagne, a quelle foreste.

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