‘La signora della porta accanto’, l’amore secondo Truffaut torna al cinema

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Sotto le più various declinazioni – da quella adolescenziale della saga di Antoine Doinel alla versione di opere letterarie, alla commedia o al movie noir, l’amore è stato il tema centrale del cinema di François Truffaut. Con La signora della porta accanto, uscito nel 1981 e che torna nelle sale dal 5 febbraio in versione restaurata 4K, il regista francese si produsse nella forma più depurata ed essenziale del melodramma d’amore.

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Bernard Coudray vive in una tranquilla casa di periferia assieme alla moglie Arlette e al figlioletto Thomas. Intorno, un piccolo mondo provinciale che si riunisce nel circolo di tennis di Madame Jouve (che funge da narratrice della storia). Un giorno la casa di fronte a quella della famigliola, rimasta a lungo deserta, si popola di nuovi abitanti: Philippe Bauchard e sua moglie Mathilde; la donna con cui Bernard aveva avuto una tempestosa storia d’amore e che non aveva rivisto dopo la loro separazione. Dapprima l’uomo cerca di evitare l’incontro con la nuova vicina, non presentandosi a una cena di benvenuto organizzata da sua moglie. Però i sotterfugi non potranno reggere a lungo. Non passerà molto prima che l’antica passione, tumultuosa e malata come un tempo, torni a divampare, malgrado gli sforzi di non cedere alla tentazione per non perturbare la quotidianità che ciascuno dei due si è ricostruito.

Aneddotica vuole che il movie avesse a che fare con la positive della relazione passionale fra Truffaut e Catherine Deneuve, che period costata al regista una profonda depressione. A mettere in scena una storia sui tormenti dell’amore lo avrebbe motivato anche la ‘scoperta’ di Fanny Ardant, vista in televisione come interprete di un feuilleton. Dalla folgorazione che colpisce Bernard nel rivedere l’amante di un tempo in avanti, tutta la trama è un gioco al massacro a due. Il colpo di genio di Truffaut è stato ambientare questa storia sulfurea, e votata al dramma, in un contesto provinciale ordinario e minimalista. Non alla maniera di un Claude Chabrol, con le sue storie di delitti e segreti tra la ‘buona’ borghesia provinciale, ma sottolineando il contrasto continuo tra l’ambiente banale e il turbine delle passioni che agitano la coppia all’insaputa degli altri. Ogni tentativo di ricostruire il rapporto tra Mathilde e Bernard su basi various dal passato sarà vano: come per un sortilegio, ciascuno dei due si nutre della sofferenza dell’altro, in una storia d’amore avvelenata che finirà per sconvolgere anche la quiete della provincia francese. L’intero senso del movie è rinchiuso in una frase, tra le più citate della storia del cinema: “Né con te, né senza di te”.

Se non tutti sono d’accordo nell’annoverarlo tra i capolavori di Truffaut, La signora della porta accanto è però una delle sue opere più coerenti per il modo in cui dimostra la forza folle ed esplosiva della passione amorosa, spina dorsale del melodramma di ogni epoca. La regia del movie, il ventesimo diretto da Truffaut, è molto più raffinata e sottile di quanto possa apparire a uno sguardo superficiale: basti pensare ai numerosi ‘fondu’ al nero che sospendono l’azione prima di un apogeo drammatico. Ottimamente assortita la coppia protagonista: se Gérard Depardieu disegna un personaggio dominato dalla pulsione sessuale, più abile nel manipolare il corpo che le parole, Fanny Ardant, praticamente all’inizio della carriera (ma candidata ai César come migliore attrice per la parte), attribuisce alla sua Mathilde una serie di sfumature che la trasformano, passo passo, in una darkish woman di provincia. Fino a un epilogo che potrà sorprendere chi vede il movie per la prima volta.

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