BigMama: “Mi hanno ferita ma ho creduto in me. Odiare non serve. A Sanremo spero di non deludere, devo tanto advert Amadeus”

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SANREMO — A un certo punto, alla domanda sulla malattia, Marianna Mammone, in arte BigMama, 23 anni, cube: «La chiami col suo nome: cancro. Ho avuto un linfoma a 20 anni, ho fatto dodici cicli di chemioterapia. Non si deve avere paura delle parole». Lei non ce l’ha. Porta al Pageant Sanremo la canzone La rabbia non ti basta che, su observe dance, racconta una storia dura, dolorosa, di bullismo. “È facile distruggere i più fragili/ Colpire e poi affondare chi è solo”.

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Com’è nata questa canzone?

«L’ho scritta di getto, quasi per scusarmi con la Marianna bambina, bullizzata, che ha subito violenza, a cui tiravano i sassi, che aveva paura di camminare per strada. Mi sono sentita sempre giudicata».

È stata dura?

«Durissima: perché per farti accettare fai finta che va bene, tu sei quella che fa ridere. Ti dicono che non puoi fare le cose, che non arriverai mai perché sei grassa, vieni da un paesino (San Michele di Serino, in provincia di Avellino), da una famiglia umile, sei donna, sei queer. E invece io ci ho creduto che potevo fare la rapper, ho avuto la capa tosta».

Come Marianna Mammone diventa BigMama?

«Ho sempre cantato, anche se il leitmotiv period: “Uno su mille ce la fa”, si citava Morandi. Sono andata a Milano per trovare me stessa, studiavo Urbanistica e continuavo a fare rap».

Provava rabbia?

«Per tanto tempo ho risposto all’odio con l’odio, la rabbia è una reazione naturale credo. Stavo male e scrivevo di come mi sentivo: nel primo brano raccontavo di autolesionismo e suicidio, pensieri che una bambina non dovrebbe avere. Oggi ho voluto dire che la rabbia non mi serve».

Ha fatto un percorso di accettazione?

«Per forza. Quando sei sempre e solo giudicata dall’aspetto fisico, perché non corrispondi a un modello, sei “diversa”, devi lavorare su te stessa. Lo dico a chi si è sentita esclusa, come me: le energie destructive si possono trasformare. Ho capito che sono bella come sono, se sei la prima a non amarti, gli altri non ti ameranno. Il cambiamento è iniziato da una cosa che sembra un dettaglio, e non lo è».

Racconti.

«Sono partita per Milano con magliette XXXL, lunghe, larghe, mi coprivano fino a piedi, giubbotti giganti. Piano piano ho cominciato a comprare abiti che mi fasciavano, attillati, ho trovato il coraggio di mostrarmi: physique e pantaloni a vita alta. Merito della forza che mi ha dato la musica e dei luoghi che mi hanno accolto. Ho iniziato advert andare nei locali homosexual, a Porta Venezia. In quei posti c’è così tanto amore, che mi sono sentita a casa per la prima volta, non c’è spazio per l’odio».

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Ha una compagna?

«Ho una bellissima fidanzata, Maria Lodovica Lazzerini, ed è l’autrice di La rabbia non ti basta: io scrivo i testi, lei è brava con le melodie».

Quanto conta ancora lo sguardo degli altri?

«Ti fa sentire sbagliata, non c’è la rappresentazione di un corpo come il mio, se non come pagliaccio. Sviluppi una certa ironia, ma ti senti ferita».

L’anno scorso ha cantato a Sanremo la sera dei duetti con Elodie, un successo. Sua madre che cosa le ha detto?

«L’ho chiamata davanti all’Ariston, si è messa a piangere: ho capito che potevo fare musica nella mia vita, nel mio paese hanno messo il maxischermo, è stato bellissimo. Sono scappata a Milano, ma tornare a casa oggi mi rende felice».

Il pageant fa paura?

«Sono emotiva e sensibile: continuo advert avere problemi con il giudizio, il bullismo lascia il segno. Mi farò confiscare il telefono, non voglio leggere niente, so già che arriveranno insulti e offese. Anche i complimenti, ma mi colpiscono le cose destructive».

Soffre della sindrome dell’impostore, nonostante le conferme?

«Un po’ sì. Alla prima prova con l’orchestra ho pianto. In quel momento ho realizzato che ero a Sanremo e me lo meritavo. Non voglio deludere le aspettative, devo tanto advert Amadeus».

Come ha affrontato la malattia?

«Il cancro, vuol dire? Non penso che mi abbia cambiata per forza in meglio, sono sopravvissuta: merito al 90% della chemioterapia e della mia voglia di vivere. Non ho mai avuto paura di morire, il tumore è stato una parentesi, ora faccio tutti i controlli. Allora, nei video avevo i capelli lunghi: period una parrucca. Non volevo la compassione delle persone. Grazie al linfoma ho imparato a mettere me stessa prima degli altri».

Allevi, che ha affrontato un mieloma, verrà ospite al pageant.

«Si è ripreso la vita in mano, sono felice».

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