La musica nata nel continente africano sale in classifica: a spingerla in alto c’è TikTok

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Afrobeat, ovvero il ‘beat’, il ritmo dell’Africa. Arriva dalla Nigeria, in primis, ma anche dal Ghana. Sono gli anni Sessanta: i neri che rubano la musica dei neri dagli Stati Uniti, il jazz e il rhythm and blues, e la incorporano a elementi locali, lo Yoruba principalmente, lo stile praticato dal popolo Yoruba della Nigeria, del Togo e del Benin basato su un intreccio di percussioni avanzatissimo, che crea un combine ipnotico, psichedelico e ‘futurista’ che ha influenzato mezzo mondo, dal punk al pop. Due nomi su tutti: Fela Kuti e Tony Allen. Erano altri tempi, certo. Adesso ogni angolo del continente africano sforna nuovi ritmi, aggiornati all’oggi per stile, estetica e messaggio e che di oggi scelgono le vie più ‘facili’ per arrivare oltre i confini territoriali: per esempio TikTok. Basta un account e un click on sulla piattaforma lanciata in Cina nel 2016 con il nome di Douyin per ‘pubblicare’ la propria composizione ‘one to 1’, ‘faccia a faccia’, hyperlink diretto col pubblico senza costi di promozione o inutili sovrastrutture.

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Tanto che, anche i massimi riconoscimenti del settore, i Grammy Awards, gli Oscar della musica arrivati alla 66ª edizione e in programma il 4 febbraio (per l’Italia, nella notte tra il 4 e il 5 febbraio) alla Crypto.com Area di Los Angeles, assegneranno finalmente una delle statuette alla Finest African music efficiency.

Non è un caso che questo premio arrivi ora: è un importante riflesso del crescente interesse del pubblico globale per la musica che nasce nel continente africano – ritmi molto diversi da quelli di una volta, come abbiamo detto poco sopra – e come ha spiegato a Reuters il giornalista di Billboard specializzato in hip hop e r&b che ha creato una classifica degli artisti Afrobeat statunitensi nel 2022, Heran Mamo: “L’Afrobeat moderno ha un ritmo piacevole ed è destinato a raggiungere un pubblico più ampio perché contiene già un po’ di un po’ di tutto per tutti”.

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Burna Boy 

I dati: su Spotify le composizioni di Afrobeat odierno hanno totalizzato 13,5 miliardi di streaming nel 2022, un balzo colossale rispetto agli appena 2 miliardi del 2017. Ci sono poi i nomi: Burna Boy, pseudonimo di Damini Ebunoluwa Ogulu, nato a Port Harcourt, Nigeria, nel 1991, è un cantante, compositore e produttore discografico che con 8,5 milioni di follower su Fb è diventato il primo artista africano a fare il tutto esaurito in uno stadio americano quando ha suonato al Citi Area del Queens, New York, la scorsa property. Insieme a Davido e Wizkid è considerato il responsabile della nuova ondata dell’Afrobeat mondiale. Dal 2012, anno del suo primo, grosso successo, i premi vinti non li conta più ed è tra gli artisti della ‘giovane’ Africa più nominati ai Grammy.

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Davido 

Tra i musicisti in corsa ai Grammy c’è anche una donna, Tyla. Bellissima, nata a Johannesburg, la capitale sudafricana, nel 2002, ha origini irlandesi, olandesi e zulu. A soli 22 anni ha raggiunto la high 10 della classifica Scorching 100 di Billboard con un brano come Water, noto come ‘amapiano’, una parola della lingua Nguni (liberamente tradotta con ‘i pianoforti’), sottogenere sudafricano della musica home emerso in Sud Africa a metà degli anni 2010. Dopo che un dirigente di TikTok in Sud Africa ha notato il crescente interesse dei social per Tyla, l’ha contattata direttamente per suggerirle come incrementare i suoi stream utilizzando la piattaforma. Da quel momento l’artista ha firmato con la Epic Data di Sony Music Leisure e su TikTok hanno cominciato by way of by way of a diffondersi delle clip che emulavano i passi di danza del video ufficiale di Water – visto 1,8 miliardi di volte – arrivando a qualcosa come 1,5 milioni di clip che abbinavano l’hashtag #WaterChallenge. “Penso che TikTok abbia svolto il ruolo di incubatore ma anche di distributore per oltre un miliardo di utenti globali”, ha affermato a Reuters Ole Obermann, responsabile globale della musica su TikTok.

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Wizkid 

Il successo di Tyla ha mostrato il potere di TikTok – ma anche di YouTube – nell’aiutare gli artisti a trovare una ‘fan base’ in tutto il mondo, un ruolo un tempo riservato alle etichette musicali. Oggi avviene spesso il contrario: si diventa ‘famosi’ sui social e le etichette vengono a cercarti, bramose di offrirti un contratto discografico con la certezza di poter già contare su un ampio pubblico fortemente motivato, risparmiando dunque moltissimi soldi, quelli che un tempo andavano al lavoro di promozione su un artista sconosciuto, lavoro che spesso necessitava di parecchio tempo, anche diversi anni. Questo, se da un lato facilita le cose ai discografici, pone le basi per un tipo di ‘consumo’ più immediato che rischia di favorire fenomeni di fruizione più semplice, col rischio di trascurare le proposte più complesse. Basti pensare, qui in Italia, a un artista come Francesco De Gregori che ha avuto bisogno di tempo per arrivare al grande pubblico ma che poi ha lasciato un segno indelebile, non solo nella musica ma anche nella nostra cultura.

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Tyla 

Spesso è vero che le piattaforme come TikTok diventano loro stesse dei expertise scout: con la loro pervasività e la loro struttura che crea un rapporto diretto con il pubblico, senza alcun filtro, velocizza il processo di affermazione di un personaggio. Ma quanto dura? Tutto oggi diventa più veloce: affermazione, ascesa ma anche caduta nel dimenticatoio degli artisti, un processo che ha caratteristiche spietate, sempre più simili a quelle del fenomeno degli ‘aidoru’ (‘idol’) giapponesi e ora anche coreani, che una volta saliti alle stelle da giovanissimi nella loro caduta si trovano advert affrontare problemi di salute mentale e di depressione.

Inoltre, TikTok rimane un mezzo molto controverso, in primis negli Stati Uniti dove alcuni – il presidente Biden è tra i primi – lo vorrebbero vietare o almeno sottoporre a limiti, a causa della sua proprietà – la società cinese ByteDance – che i critici considerano un rischio per la sicurezza. Infatti, proprio l’amministrazione Biden ha vietato l’app sui dispositivi del governo statunitense. Per non parlare poi della diatriba tra l’app e le main discografiche, come Common Music Group, che contesta il pagamento delle royalties sull’utilizzo dei brani dei loro artisti, nomi non esattamente di nicchia come advert esempio la ‘regina del pop’ Taylor Swift.

Resta indubbio, però, che il nuovo Afrobeat ha trovato un suo pubblico grazie a TikTok, a oggi la seconda fonte di scoperta musicale più comune per gli adolescenti americani dopo YouTube. Non ultimo, la piattaforma sta creando nuove connessioni tra artisti statunitensi e africani. Quando si cube che la musica non ha confini.

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