Giorgio Battistelli: “Beatrice Venezi né peggiore né migliore di molti direttori d’orchestra, ma bisogna darle tempo di maturare”

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“Tutto il chiacchiericcio mediatico attorno a Beatrice Venezi è infruttuoso, non ha niente a che vedere con la musica. Lei è semplicemente uno dei tanti direttori d’orchestra in circolazione, né peggiore né migliore di molti suoi colleghi”. A parlare è il compositore Giorgio Battistelli, autentico intellettuale della musica, tra i primi direttori artistici a scritturare Venezi quando sul podio period poco più che esordiente, una decina d’anni fa. Oggi Battistelli, oltre a portare avanti la propria carriera internazionale, guida il pageant Mito e l’Orchestra Haydn di Trento e Bolzano, dove la direttrice è chiamata talvolta per progetti speciali: un cd sulle eroine d’opera, il concerto in Senato del dicembre 2022, una serata speciale l’property scorsa nelle foreste trentine. “Da uomo di sinistra – tanto a sinistra che all’uscita dell’Opera di Roma un gruppo di abbonate capeggiate da Silvana Pampanini una volta mi gridò ‘comunista di m…” – dico che la politicizzazione della figura di Venezi non giova a nessuno. Né al mondo musicale né a lei, che invece dovrebbe essere giudicata per quanto vale”.

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Dunque, Maestro Battistelli, quanto vale il ‘direttore’ Beatrice Venezi?
“Intanto bisogna tirarci fuori dalla bagarre politica che la sua figura suscita. Da quella ‘nemicalizzazione’ che, anche per come lei si pone nelle sue uscite pubbliche, porta alla luce rabbia e rancore perfino nei musicisti che la valutano. Perché un giudizio artistico deve essere cosa diversa dalle simpatie politiche. Claudio Abbado period vicino al Pci. Maurizio Pollini pure. Christian Thielemann viene accusato di essere un simpatizzante di destra. Ma che importano le loro idee quando li ascoltiamo? Perciò smettiamola di leggere il lavoro di Venezi con lenti ideologiche”.

Bene, ignoriamone le propensioni politiche. Concentriamoci sul suo lavoro.
“A determinare il percorso professionale di un artista è sia il mercato sia il fatto d’essere considerato un ‘personaggio’. I direttori artistici invitano qualcuno anche perché di questo qualcuno tutti parlano. Quanti attori mediocri ci sono in giro, quanti registi incapaci? Eppure lavorano. Li spinge la politica, il familismo? Non so. Dico soltanto che in Italia succede che bravi o meno bravi facciano carriera grazie advert appoggi di vario tipo o perché si sono conquistati una visibilità mediatica. E di chi, invece, non ha avuto alcuna raccomandazione, la nostra innata tendenza alla dietrologia ci porta a credere che da solo, quello, non può avercela fatta, e chissà chi gli sta dietro. Però alla lunga i nodi vengono al pettine. Di chi non vale si perde memoria. Il tempo è galantuomo”.

Andiamo su Venezi…
“Ancora un attimo. Perché prima bisogna riflettere sul concetto di qualità. Come e chi la misura in una società in cui il prodotto artistico è diventato oggetto di consumo? Ci soccorre ciò che notava Marcel Duchamp al termine di un ciclo di conferenze nelle università americane”.

Che diceva Duchamp?
“Che quando un esperto parla di scienza o di economia le persone lo stanno a sentire per forgiarsi poi una propria opinione. Viceversa in arte tutti si credono in diritto di salire in cattedra portando il proprio pensiero, che non è se non gusto personale, privo di valore universale”.

L’Orchestra sinfonica siciliana si è divisa sulle qualità tecniche di Venezi.
“Le orchestre sono organismi antropologicamente e culturalmente complessi. Tanto che alcuni, a Palermo, si sono dichiarati soddisfatti di lei, altri no. Ma attenzione, quelli che si sono espressi a suo favore non hanno mica detto che è un genio. Hanno detto semplicemente che non ha creato loro problemi. Ci sono decine e decine di altri direttori a cui si addice una story descrizione”.

Per esempio quali?
“Solisti di gran livello e compositori che decidono di salire sul podio spesso hanno gesti per nulla chiari né tantomeno belli. Ciò che si addebita pure a Venezi. Ma il gesto non rappresenta che un aspetto della direzione. Fondamentale è la concertazione. E conta quel che un’esecuzione trasmette. L’altra sera ho ascoltato Riccardo Muti con la Chicago Symphony: tecnica suprema e profondità di pensiero, risultato di una vita di riflessioni sulla musica”.

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Quindi, tacendo del gesto sgraziato, Venezi che interprete è?
“Una professionista che arriva preparata sul podio. Ma, come a tutti i giovani artisti, bisogna darle tempo di maturare”.

A darle fiducia lei è stato fra i primi.
“Sì, quando ero responsabile artistico dell’Orchestra della Toscana, la stessa in cui è germogliata una bacchetta oggi richiesta in tutto il mondo quale Daniele Rustioni. Beatrice period giovane, sembrava in gamba, e un direttore artistico deve intercettare quel che di nuovo si muove attorno a lui”.

Evidentemente non si è pentito della scelta, dato che continua a invitarla.
“Finché il suo lavoro funziona, finché il pubblico viene advert ascoltarla, in un teatro non sfigura. Chi ne prova fastidio, confessi perlomeno che non dipende da come lei dirige ma dalla sua collocazione politica”.

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