Favolosi anni Sessanta: dai cigni di Capote a Palm royale, movie e serie television tra glamour e cambiamento sociale

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Dai ristoranti altolocati di New York, come La Côte Basque dove Truman Capote e i suoi cigni pranzavano regolarmente, o dai membership esclusivi della Palm Seaside californiana i “favolosi” anni Sessanta – prima dell’onda hippie – rivivono nel loro splendore fatto di abiti griffati, cocktail dai nomi evocativi e la bolla di pettegolezzi, nelle serie della primavera sulle piattaforme. Una festa per gli occhi che ha fatto sentenziare al Washington Submit: “Sarà questa la moda dell’property 2024”.

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Feud: Capote vs. Swan, appena arrivato in Usa su FX e molto presto su Disney+, racconta il tradimento dello scrittore di Colazione da Tiffany perpetrato contro le signore della sua cerchia, élite della società americana e internazionale degli anni Sessanta, influencer ante litteram, icone di stile che dominavano le classifiche di moda e le foto delle riviste patinate, i cigni appunto. Dopo aver conquistato la loro fiducia e sostegno rivelò tutti i loro segreti nel racconto La Côte Basque pubblicato da Esquire nel 1975. Un tradimento pagato 25 mila dollari, che costò a Capote molto di più. Lo scrittore fu bandito da quell’alta società che, in fondo, lo aveva sempre considerato un “ospite” tollerato. Ed entrò in una spirale autodistruttiva. Tom Hollander riesce a catturare voce e modi del romanziere di A sangue freddo. Advert accompagnarlo un gruppo di “Cigni” di gran lusso: Demi Moore, Naomi Watts, Chloë Sevigny, Calista Flockhart e Diane Lane.

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In Palm royale, ugualmente ricca di star – Kristin Wiig, Laura Dern, Allison Janney, Ricky Martin, Josh Lucas, Carol Burnett e il leggendario Bruce Dern – la lotta di classe si sposta dai salotti a al bordo piscina. Una guerra che si consuma insieme al Grasshopper (il cocktail alla menta che fa furore negli anni Sessanta), occhiali firmati a celare gli sguardi. Quando Maxine Simmons (Kristen Wiig) fa il suo ingresso (arrampicandosi attraverso un muro posteriore) nel membership più esclusivo di Palm Seaside ha in mente un solo obiettivo: assicurarsi un posto nel tempio della villeggiatura più esclusivo d’America. È l’property del 1969, dalla televisione Richard Nixon continua a rivolgersi alla nazione per convincerla che la guerra in Vietnam ha causato agli Stati Uniti troppe vittime e che va promosso un progressivo disimpegno dell’esercito americano.

In arrivo il 20 marzo su Apple television+ la serie – molto attuale anche da questo punto di vista – interroga lo spettatore su quanto di siamo disposti a sacrificare per entrare a far parte di un gruppo ambito, sotto l’ombrellone o sui social.

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Kristin Wiig 

Gli anni Sessanta sono stato un decennio di incredibile trasformazione sociale, il increase economico ha permesso scalate impensabili e anche i circoli più chiusi si sono, in certe occasioni, aperti alle novità. Ma nel contempo premevano una serie di nuove istanze, quelle delle donne, degli afroamericani, degli omosessuali (lontana ancora la definizione lgbtq+), e si allargava la rivoluzione sessuale. La serialità ha raccontato il decennio con varie sfaccettature: in sette stagioni Mad males (attualmente Sky e MGM) con la scusa di raccontare il mondo della nascente industria pubblicitaria ha indagato il benessere, il consumismo, il sogno americano: gli oggetti – dalle Fortunate Strike al Carosello Kodak – che riempiono il vuoto dei sentimenti in un mondo dove le donne che ambiscono a ruoli di potere devono lottare contro il pregiudizio che le relega unicamente a segretarie.

Il ritorno della fantastica Mrs. Maisel, Rachel Brosnahan: “Mi ha regalato coraggio e bellissimi cappotti”

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La fantastica signora Maisel (Prime Video) in altre cinque stagioni ha raccontato il percorso di trasformazione di una giovane signora della buona borghesia ebraica nella New York, diventata talento della rise up comedy a costo di grandi sacrifici per la vita familiare e sentimentale. E poi ancora la Hollywood di Ryan Murphy tra personaggi storici e caratteri di fantasia dove lo showrunner si regala un sogno di condivisione e collaborazione (che ricorda certi finali riscritti da Tarantino) che tenti di superare i pregiudizi nei confronti dei neri, delle donne, dei homosexual alla luce della grande scritta sul Monte Lee.

‘Maestro’, Bradley Cooper è Bernstein e ci sono volute 5 ore di trucco per diventarlo

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Anche al cinema gli anni Sessanta sono rinati attraverso il bianco e nero che si fa colore, quando vuole, del movie ritratto Maestro: i tormenti sentimentali e artistici del maestro Leonard Bernstein con il volto (sapientemente truccato in prostetica) di Bradley Cooper. Sette nomination agli Oscar, ancora in qualche sala per chi vuole gustarselo su grande schermo, e dalla vigilia di Natale su Netflix.

Il movie ricostruisce l’orbita del compositore, direttore d’orchestra, divulgatore, il complesso rapporto con la moglie Felicia (Carey Mulligan) consapevole dell’omosessualità di Lenny, la personalità sfaccettata, l’ambizione, l’arte. “Se l’property non canta in te, niente canta in te” è la frase tormentone che sigilla la complessità dell’uomo prima dell’artista.

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