‘Il quinto giorno”, ambiente e catastrofi vent’anni dopo il finest vendor

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Il libro – finest vendor da cinque milioni di copie – è di vent’anni fa. E questo penalizza un po’ la serie television, oggi. Lo aveva scritto Frank Schätzing e si chiamava Il quinto giorno: narrava, con toni apocalittici, una sorta di rivolta planetaria di mari, oceani e delle loro creature di fronte all’assalto, altrettanto violento, dell’uomo con i suoi comportamenti.

Un immaginario piuttosto denso, nel quale si possono rievocare squali, Spielberg e orche assassine: in più, vista appunto la contemporaneità della serie, anche la pandemia, che qui è riferibile in varie forme, comprese le aragoste che si ribellano uccidendo gli chef direttamente dal pentolone fumigante dove sono state appena calate. The Swarm-Il quinto giorno (appena partita su Rai 2, interamente disponibile su RaiPlay) è una serie pan-europea, fortemente voluta – e pagata con grande funds – dalla television pubblica tedesca.

Da qui una diramazione produttiva tra effetti speciali clamorosi e riprese effettuate soprattutto da noi, nell’Adriatico, nella quale ci si perde un po’. Comunque: dalle Shetland al Canada alla Francia, si verificano in contemporanea comportamenti strani delle creature marine.

In più, proprio alle Shetland, il mare si increspa perché vengono a galla formazioni al metano che invece dovrebbero starsene tranquille sul fondo. Inoltre le orche che saltano per divertire i bimbi accorsi sulla barca turistica a un certo punto iniziano a sventrare le imbarcazioni medesime. In ognuno di questi punti c’è un gruppo di scienziati che tenta di combattere e frenare l’apocalisse.

Di questo si tratta, il libro è di vent’anni fa, la serie è di oggi: piacerà agli ambientalisti sfrenati, ma a occhio potrebbe dare soddisfazioni anche ai cinici che su questi temi esercitano il sarcasmo. Cécile De France spicca tra le interpreti, ma quando spunta la tedesca Leonie Benesch il pensiero va subito al capolavoro Babylon Berlin e ci si chiede quando arriverà una nuova stagione.

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È bello festeggiare i settant’anni della Rai. Ma è molto più cool celebrare i quarant’anni di Televideo. E correre a cercarne le pagine, se qualcuno si ricordasse come si fa.

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