‘La Storia’ di Elsa Morante. Jasmine Trinca: “La guerra affligge sempre i poveri perché la fanno i potenti”

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“Avere la grandissima occasione di raccontare, con una voce di donna, la Storia, che spesso invece viene raccontata dagli uomini”. E’ una delle ragioni per le quali Jasmine Trinca ha accettato subito il ruolo da protagonista di La Storia, la serie diretta da Francesca Archibugi, in onda in quattro serate da oggi, lunedì 8 gennaio, su Rai 1, dal capolavoro ominimo di Elsa Morante, uscito tra le polemiche cinquant’anni fa ma accolto da un grandissimo successo di pubblico. In questa nuova trasposizione television (a 38 anni da quella diretta per Rai 2 da Luigi Comencini con Claudia Cardinale), ci sono nel solid, tra gli altri, Elio Germano, Valerio Mastandrea, Asia Argento, Lorenzo Zurzolo, Francesco Zenga.

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Maila Iacovelli – Fabio Zayed 

“Per me Elsa Morante è un nume tutelare – spiega Jasmine Trinca – ho chiamato mia figlia Elsa in omaggio a lei. La Storia è il mio romanzo d’elezione, e sono di Testaccio, il quartiere di Roma nel quale è ambientata gran parte della trama. Sentirsi offrire un ruolo come questo è qualcosa che aspetti per tutta la vita”.

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Maila Iacovelli – Fabio Zayed 

Nel racconto (una produzione da 17 milioni di euro di Picomedia in collaborazione con Rai Fiction e con Thalie Pictures) che prende il through nella Roma popolare d’inizio anni 40, Trinca è Ida, maestra di scuola di origine ebraiche (che tiene nascoste) vedova e madre di un figlio sedicenne, Nino (Zenga), pieno di vita, ribelle e, all’inizio, fascista entusiasta. Un giorno, la donna è vittima di uno stupro da parte di un soldato tedesco. La violenza provoca una gravidanza, che Ida porta avanti. Nasce così, in segreto, Giuseppe, detto Useppe, che con la mamma vivrà alcune delle fasi più dure e violente della guerra e di ciò che ne scaturisce. “Ida è come una capretta disgraziata che ha paura di stare al mondo ma è anche un personaggio con una grandissima forza, un personaggio epico – aggiunge Trinca – Morante guarda agli ultimi con sconfinato amore, ci si può confrontare con lei solo con grandissima umiltà”.

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Jasmine Trinca e Elio Germano alla presentazione della serie in Rai

 

Il suo racconto “non è mai individuale, parla di una collettività e di come la guerra sempre affligge i poveri, perché la fanno i potenti”. A firmare la sceneggiatura sono la regista Francesca Archibugi, il premio Strega Francesco Piccolo, Ilaria Macchia e Giulia Calenda, tra le firme quest’anno anche dello script di C’è ancora domani, nonché nipote di Luigi Comencini e figlia di Cristina Comencini, cosceneggiatrice con Suso Cecchi D’amico dell’adattamento del 1986: “Allora ero troppo piccola per guardarlo – ricorda Calenda – e quando mi hanno offerto il progetto ho preferito aspettare prima di vedere la versione di mio nonno, per non rischiare di esserne troppo influenzata”.

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Maila Iacovelli – Fabio Zayed 

Anche Francesca Archibugi non ha visto prima l’adattamento di Comencini, “che oltre a essere un grandissimo regista, ha realizzato secondo me il capolavoro televisivo per eccellenza, Pinocchio… e per La Storia già il confronto con il libro period schiacciante”. Quando la regista ha accettato il progetto, ha posto “al produttore Roberto Sessa delle condizioni: la prima period di non avere attori stranieri fra gli interpreti, pur essendo questa una coproduzione. Sentivo che doveva esserci un solid ispirato e oculato”. Il romanzo, all’uscita, per volontà dell’autrice fu pubblicato da Einaudi direttamente in edizione tascabile e vendette in pochissimo tempo un milione di copie: “Erano anni in cui non si poteva raccontare gente povera che perdeva, il proletariato doveva sempre trionfare – ricorda Piccolo – Elsa Morante si ritrovò contro tutti i giornali di sinistra, subì un attacco violentissimo, anche da Pasolini”.

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Maila Iacovelli – Fabio Zayed 

Un romanzo del genere “ci riporta anche a quello che succede oggi, la propaganda di chi vuole farci passare per giusta una guerra che viene subita da chi la vive per difendere i privilegi altrui – osserva Elio Germano – ci ritroviamo nella stessa assenza di senso”. Questa storia “ci riguarda tutti in qualche modo – spiega Asia Argento – Advert esempio, mia nonna period ebrea, mio nonno partigiano, ma erano racconti un po’ tabù, perché c’erano dentro troppo dolore, troppi traumi”.

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