Per un pugno di capolavori: New York celebra Ennio Morricone, il maestro che incantò Hollywood

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New York – “Le musiche dei miei movie hanno in sé tutta la buona volontà di farmi soffrire”. Un compositore che pensava in termini di opera lirica e frusta, e che con occhi socchiusi e voce bassa, papillon e capelli bianchi svolazzanti, sembrava sempre ringraziare con un inchino il cinema.

Ennio Morricone, sessant’anni di carriera, prendeva il sentimento e ne faceva qualcosa di trascendente, sotto i colpi di pistola della Trilogia del dollaro di Sergio Leone e C’period una volta il West o tra i ghiacciai dell’Artico in La cosa di John Carpenter. È a partire da questa “purezza di intenti” e dall’animo “birichino e cartoonish” (scriverà il critico J. Hoberman) che il Museum of Fashionable Artwork di New York celebra Morricone, a tre anni dalla sua morte, con una retrospettiva di oltre 35 movie e più di 17 nuovi restauri digitali e stampe d’archivio in 35mm. Nelle parole del curatore Josh Siegel, “questo è l’omaggio più grande che il MoMA abbia mai dedicato a un compositore cinematografico. In appena cinque notice – basterebbero il fischio e il richiamo del coyote de Il buono, il brutto, il cattivo – Morricone si è assicurato un posto accanto a Beethoven. La sua versatilità è il risultato di una sperimentazione musicale d’avanguardia”.

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Il primo dicembre c’è stata la proiezione di Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, e poi il documentario Ennio, introdotto da Hans Zimmer, e Mission diretto da Roland Joffé. “La possibilità di lavorare su un movie come Mission si presenta una volta nella vita” ci cube l’attore Jeremy Irons. “Lo abbiamo girato nella foresta pluviale brasiliana; un’esperienza straordinaria. Io interpretavo Padre Gabriel. Lavorai al fianco di Padre Daniel Berrigan per perfezionare la mia formazione gesuita, e insieme al produttore dei Beatles, George Martin, per prendere confidenza con un oboe del diciottesimo secolo. Abbiamo girato a Cartagena e Iguazù per quattro mesi. Il produttore David Puttnam credeva che Morricone fosse l’unico artista in grado di costruire un tema per il movie. Quando fu contattato la prima volta, credo abbia detto di no, temendo una certa pressione, ma una volta visto il lower finale, ne rimase folgorato. Ricordo che, al nostro primo incontro, lo affrontai perché aveva cambiato il modo in cui suonavo l’oboe. Oggi, in quella scena, tutto ciò che vedo è la mia diteggiatura inesatta. Ascolto Gabriel’s Oboe e lo trovo uno dei pezzi più belli mai scritti per il cinema. Mi rendo conto di quanto profondamente si sia impegnato a comporre la colonna sonora, e ancora piango. Grazie Ennio per ciò che ci hai dato”.

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Padre trombettista (gli insegnò a leggere la musica e a suonare), Ennio Morricone scrisse le sue prime composizioni a 6 anni; nel 1940 period già studente del conservatorio di Santa Cecilia. “Siamo grati per il tributo del MoMA alla figura di papà e al suo lavoro, come compositore e co-autore di movie” commenta Giovanni Morricone. “La nostra famiglia si sta impegnando per proteggere la sua eredità culturale e quell’enorme catalogo, fatto di incontri tra musica assoluta e musica per il cinema, con collaborazioni e accordi come quelli con Smart Music/G.Schirmer, per le partiture, e Berliner Philharmoniker”. Prosegue: “Io sono particolarmente affezionato al movie Un tranquillo posto di campagna di Elio Petri e alla traccia Marcia degli accattoni, tratta da Giù la testa; da bambino mi divertiva tanto. Uno dei meriti del MoMA è portare alla luce queste partiture che potrebbero perdersi nel tempo”.

Tornatore a Taormina: “Questo mio Ennio così siciliano”

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A non andare perdute saranno l’umanità e immediatezza di Ennio, così come le sue qualità fanciullesche, l’integrità. “Papà andava dritto al seme delle cose e delle idee. Mia madre (Maria Travia), come lui, coltiva la cultura dell’essenziale e ha sempre saputo comprendere la natura delle persone che si trovava di fronte. Papà, poi, aveva quell’occhio che ti bucava. Un chiodo, letteralmente. Un occhio tridimensionale al quale period impossibile sfuggire”. A voler preservare l’unicità di Morricone è anche Nicola Maccanico, amministratore delegato di Cinecittà, che vede nel MoMA un prestigioso alleato: “La parola usata da Giovanni – ‘protezione’ – in riferimento advert un gigante dell’incontro tra musica e cinema come Morricone, mi sembra molto efficace. Ennio Morricone period un uomo profondamente italiano. Non aveva nulla, all’apparenza, che lo inquadrasse come cittadino del mondo, dal posizionamento al modo di esprimersi e rapportarsi con gli altri. Eppure, period l’artista globale per eccellenza. Il mio movie del cuore? Mission. Come parte di questa retrospettiva, siamo entusiasti di presentare inoltre il restauro in 4K di Nuovo Cinema Paradiso, una lettera d’amore al cinema senza tempo, insieme all’ultimo documentario, Ennio”.

Da poco è stata firmata un’intesa preliminare per dare uno cease alla vertenza che ha paralizzato Hollywood. “Siamo ancora in uno stato di percezione” aggiunge Maccanico sulla questione degli scioperi cine-tv. “Le produzioni stanno ripartendo. C’è molta voglia di Italia e molta voglia di Cinecittà. Il 2024 comincia advert apparire come una nuova stagione di successi. Il nostro obiettivo è far crescere il ruolo dell’Italia nell’industria cinematografica mondiale. E questo è possibile sia ricordando i grandi, come Morricone al MoMA, che lanciando grandi produzioni in Italia, fino advert ospitare produzioni internazionali. Memoria e contemporaneità: nello stesso anno in cui ricordiamo Morricone, abbiamo avuto Luca Guadagnino che con Daniel Craig ha girato Queer a Cinecittà”.

‘Ennio’, il doc di Tornatore su Morricone – Il trailer

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Per parecchi cineasti, Morricone period “l’anima della musica presente nel corpo del cinema”, grazie ai suoi accompagnamenti melodici per commedie, thriller e drammi storici di registi come Bernardo Bertolucci, Pier Paolo Pasolini, Terrence Malick, Brian De Palma, Barry Levinson, Mike Nichols, Quentin Tarantino. Ha composto le colonne sonore di movie immortali e diversissimi, tra cui La Cage aux Folles di Édouard Molinaro e Gli Intoccabili di De Palma, passando da I basilischi, scritto e diretto da Lina Wertmüller, a Frantic di Roman Polanski. È con la colonna sonora di The Hateful Eight di Tarantino (2015) che il compositore romano vince il suo primo premio Oscar, dopo quello alla carriera nel 2007. I suoi punti di riferimento: Petrassi, Monteverdi, Frescobaldi, Palestrina. “Sulla base di questi miei ‘amori’ ho deciso di fare il compositore, ma non pensavo al cinema. La prima chiamata arrivò nel ‘61 da Luciano Salce per Il federale” ricordava Morricone in un documento dell’Archivio Luce. “Questa è un’arte provvisoria. Tiene conto del pubblico e dell’industria. Il musicista al cinema è un musicista atipico, deve saper fare tutto, dalla sinfonia alla canzonetta. I miei temi sono come dei figli, non ne potrei mai sceglierne uno e abbandonare gli altri. Un compositore soffre, soffre sempre. Cerca e poi trova delle soluzioni. Ideare qualcosa che si distingua, in equilibrio tra la dignità compositiva e la semplicità di cui un movie ha bisogno, non è un compito facile”.
Secondo lo scrittore Robert D. McFadden, il ‘suono’ che lo ha reso famoso in tutto il mondo period, in particolare, “il prodotto di una fusione di musica e di effetti sonori pensati per gli spaghetti western di Sergio Leone degli anni Sessanta: un orologio da tasca che ticchettava, un cartello che cigolava nel vento, mosche ronzanti, un’arpa ebraica, pizzicate, fischi inquietanti, fruste che schioccano, colpi di pistola e un bizzarro, dolente ah-ee-ah-ee-ah suonato su uno strumento a fiato a forma di patata dolce chiamato ocarina”. Nella Trilogia del dollaro, con protagonista Clint Eastwood nei panni de L’uomo senza nome, la musica è tutto tranne che uno sfondo. Prosegue McFadden: “I dialoghi italiani furono doppiati per il mercato anglofono, e l’azione risultava pressoché cupa e lenta, con primi piani stereotipati sugli occhi dei pistoleri. Ma Morricone, rompendo la regola del non sovrastare gli attori con la musica, infuse il tutto con suoni sagaci e tensioni melodrammatiche che molti fan, Tarantino incluso, abbracciarono con devozione”. Pungolato dal Guardian sul perché Per un pugno di dollari avesse ancora un story impatto culturale, Morricone, citato ormai da serie e cartoni come I Soprano e I Simpson, disse senza fare una grinza: “Non lo so. Lo considero il peggior movie che Leone abbia fatto e la peggiore colonna sonora che abbia fatto io”. L’estasi dell’oro de Il buono, il brutto, il cattivo è stata riadattata dal violoncellista Yo-Yo ma per l’album Yo-Yo Ma Performs Ennio Morricone e, in concerto, ne hanno fatto uso persino band come i Ramones e i Metallica. Non solo: Diabolik, il poliziesco di Mario Bava, insieme alla canzone Deep Down con la voce di Maria Cristina Brancucci, è il motore che ha ispirato i Beastie Boys e il video di Physique Movin’.
Eppure, come racconta Giuseppe Tornatore nel suo documentario, Ennio Morricone non viveva all’ombra dello standing di culto; spesso si chiudeva nel suo palazzo a Roma, si svegliava all’alba e scriveva musica per settimane, mesi, componendo non al piano ma alla scrivania, girovagando per stanze infinite, pensando, “ascoltando la musica nella sua mente”, e la scriveva a matita su carta per tutte le parti dell’orchestra. Gli artisti e i registi con cui ha collaborato, da Montaldo e Bellocchio a Joan Baez, Mina e Bruce Springsteen, si meravigliavano della sua gamma: tarantelle, stridii psichedelici, temi d’amore, evocazioni solenni e improvvisi silenzi. Come sottolinea il Instances, sebbene abbia scritto diffusamente per Hollywood, non si esibì in concerto negli Stati Uniti fino al 2007, quando, a 78 anni, fece un tour di un mese. Tenne concerti alla Radio Metropolis Music Corridor e alle Nazioni Unite, e concluse il viaggio con la tappa di una vita a Los Angeles, per ritirare l’honorary Oscar. Il presentatore, Clint Eastwood, tradusse il suo discorso di accettazione dall’italiano all’inglese: quando, sulle parole “Ringrazio quelli che hanno sentito di concedermi questo premio”, Morricone si interruppe per l’emozione, il vecchio Clint – protettivo, anti-eroico ‘Uomo senza nome’ – fece anche lui una pausa. Gli sorrise come un fratello, e disse, semplicemente, “Sure”.

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