L’hip hop compie 50 anni. La rivoluzione culturale nata nel Bronx

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Musica, cultura, moda, attitudine: da 50 anni l’hip hop è tutto questo e definirlo solo un genere musicale è riduttivo, in quanto da esso è scaturita una vera rivoluzione culturale. La knowledge che segna la nascita dell’hip-hop è l’11 agosto del 1973: Clive Campbell, conosciuto come Dj Kool Herc, nato in Giamaica e cresciuto nel Bronx, portò la sua musica alla festa della sua sorellina, sperimentando con gli stacchi musicali dei dischi e parlando a ritmo. Il suo stile venne ascoltato e copiato e si diffuse presto in tutta New York.

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La Sugarhill Gang fu una delle prime band, figlia di quello che stava creando Campbell, e il loro pezzo Rapper’s Delight arrivò nella Prime 40 delle classifiche americane aprendo la strada all’hip hop che conosciamo oggi. 

Il cantante della band Marvel Mike ha dichiarato all’Related Press: “Sapevo che sarebbe esplosa e suonata in tutto il mondo perché period un nuovo genere di musica. C’period il jazz classico, il bebop, il rock, il pop. Ed ecco che arriva una nuova forma di musica che non esisteva”. E Grasp Gee, anche lui della Sugarhill Gang, ha aggiunto: “Se non sapevi cantare o non sapevi suonare uno strumento, potevi recitare poesie ed esprimere la tua opinione. È proprio per questo che l’hip hop è diventato accessibile a tutti”.

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Proprio la libertà di opinione fu al centro di una battaglia legale che coinvolse nel 1989 la band 2 Stay Crew. L’album As nasty as they wanna be venne dichiarato materiale osceno, in quanto sfidava le leggi della Florida. Per questo la band finì per alcuni mesi in carcere, anche se il disco ebbe un grande successo vendendo 2 milioni di copie. Il loro quarto album Banned within the Usa diventò poi il primo di sempre a ottenere un’etichetta ufficiale dell’industria discografica sui contenuti espliciti.

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Con l’hip hop molti artisti hanno anche affrontato temi come la discriminazione e l’ingiustizia sociale come i Grandmaster Flash e i Livid 5 che nel loro pezzo The message misero in luce, per la prima volta in una canzone, il degrado dei sobborghi di New York. Non solo giustizia e denuncia sociale, spesso l’hip hop è stato legato anche a episodi di criminalità, come gli scontri fra bande rivali che portarono alla morte di Tupac nel 1996 e di The Infamous B.I.G. nel 1997.

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Un immaginario che anche con le sue contraddizioni è diventato uno stile culturale, dettando anche la moda: pantaloni e T-shirt oversize, collane e anelli vistosi sono subito riconducibili a quel mondo e anche famosi marchi hanno commercializzato e riscosso successo con prodotti legati al genere, come le cuffie Beats di Dr. Dre o le ‘Famous person’, linea di scarpe che Adidas volle far lanciare dai Run-Dmc dopo la loro hit My Adidas.

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Musica e cultura senza discriminazioni di genere: sono tante anche le donne che si appassionate e dedicate all’hip hop. Roxanne Shante diventò, nel 1984 quando ha solo 14 anni, una delle prime MC donne: “Quando guardo alle rapper donne di oggi, vedo speranza e ispirazione”, cube Shante ricordando “le barriere che sono state in grado di abbattere”. “È incredibile per me ed è un onore persino farne parte dall’inizio” conclude. Tanti sono i nomi celebri: da Queen Latifah a Lil ‘Kim, da Nicki Minaj a Megan Thee Stallion.

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Dopo 50 anni l’hip hop non teme la sua età ed è ancora il genere più popolare negli Stati Uniti e seguitissimo in tutto il mondo, riuscendo a farsi portavoce delle fragilità e delle caratteristiche di tante generazioni. 

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