Harvey Keitel, 30 anni da ‘Pulp Fiction’: “Un seguito oggi? Certo, Tarantino è il mio ragazzo, con lui farei di tutto”

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Santa Margherita di Pula (Cagliari) — “Se so risolvere i problemi nella come Mr. Wolf? Direi proprio di no”. Harvey Keitel si racconta al Filming Italy Sardegna con grande allegria, ripercorre aneddoti della prolifica carriera ma soprattutto festeggia Pulp Fiction, movie culto di cui ricorre quest’anno il trentennale, in cui interpretava l’infallibile “risolutore”. “L’incontro con Quentin Tarantino è stato molto importante per me, e lo ricordo benissimo, perché ho visto arrivare questo giovane molto molto strano, molto diverso da me. Ha bussato alla porta dell’ufficio, ha sbagliato il mio nome, e io ho detto vabbè, non importa, raccontami. Quando ho letto il copione di Pulp fiction ho subito ripensato a Jane Campion, con cui avevo girato Lezioni di piano: leggi la storia e capisci che il movie è fatto. È come trovarsi di fronte a un paesaggio naturale meraviglioso. È successo qualcosa di speciale quel giorno. Ma i produttori erano recalcitranti: ‘Lui non ha mai diretto niente’, e io ho risposto: Io so che lui è in grado di farlo perché questo – e gli ho messo il copione davanti – è già un movie”. E all’thought di un seguito trent’anni dopo s’illumina: “Certo, io farei di tutto con il mio ragazzo”.

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Harvey Keitel, 85 anni, macina incontri e interviste al Filming Italy Sardegna, cena di gusto e finisce la giornata con una puntata nel bar-discoteca locale con affaccio sulla luna piena. Racconta di essere stato molto fortunato nella sua carriera, grazie a un miscuglio di fortuna e intuizioni. Con Abel Ferrara, con cui girò Il cattivo tenente “ci siamo incontrati in un momento speciale della mia vita – spiega – Stavano accadendo cose profonde nel mio percorso e lui le ha viste e ha saputo comprenderle e questo non period scontato. Avevamo bisogno l’uno dell’altro. Abbiamo lavorato insieme alla sceneggiatura del movie, in modo profondo. Parte di quel lavoro lo dobbiamo a Zoë Lund, una donna bella e piena di talento che ricordo con affetto, morta troppo giovane per dipendenza da eroina. Non la dimenticherò mai”.

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Prima di diventare attore, Keitel è stato in marina “per tre anni, una esperienza che ha cambiato completamente la mia vita”. “Sono un attore – spiega – perché volevo anche conoscere un po’ me stesso. E questo mestiere ti permettere di conoscere chi c’è intorno a te. Guardando gli altri io capisco molte cose. E ci sono ancora tante cose da imparare”.

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Nella sua carriera, Keitel è stato diretto da molti registi italiani, come Paolo Sorrentino, Lina Wertmüller e Ettore Scola. “La differenza tra i registi italiani e quelli americani è che i vostri dicono molto cosa bisogna fare. Negli Usa c’è più libertà. Ma io sono cresciuto a Brooklyn e gli italiani li conosco bene e so come gestirli”, sorride. Il prossimo movie in cui lo vedremo è un progetto a cui tiene molto. Si tratta di Milarepa diretto da Louis Nero, movie ambientato in un mondo dove la natura ha sopraffatto la tecnologia, in cui Keitel interpreta Buddha. “Louis è un regista brillante. La storia l’ho accolta con grande interesse, perché affronta domande sul senso della vita che sono poste sempre dalla religione buddista. Domande importanti per me oggi per me ma anche per il pubblico. Nella prima scena in cui appaio nel movie, siamo seduti a un tavolo, con una ragazzina di dieci anni e i genitori. Lei mi chiede – io interpreto Buddha – quali sono i demoni che abbiamo? Temi i tuoi nemici? Io le rispondo che i nemici di cui parla sono nella nostra mente, piccole creature che bisogna imparare a controllare”.

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Figura centrale nella sua filmografia è quella di Martin Scorsese. Anche qui, ecco lo stravagante primo incontro, agli inizi degli anni Settanta. “Marty period uno studente al faculty, io a quel tempo facevo proprio un altro lavoro, vendevo scarpe. Siamo diventati subito amici, c’è stata subito intesa tra noi. È stato uno dei primi primi studenti di cinema a realizzare un movie in 35 mm, una cosa che period molto inusuale al tempo. Trovai un annuncio per il suo movie. Imply Streets-Domenica in chiesa, lunedì all’inferno, e andai a fare un’audizione con altri cinquanta attori disoccupati. Alla high quality eravamo rimasti in tre. Ma io feci una cosa diversa dagli altri. Di notte, quando non c’period nessuno per strada a Brooklyn, mi presentai alla scuola, che avrebbe dovuto essere chiusa. In realtà trovai la porta d’ingresso aperta e in fondo al corridoio c’erano ancora luci accese. Qualcuno mi ha detto, ‘se cerchi Martin è nella stanza in fondo al corridoio’. Sono arrivato in quell’aula vuota, l’atmosfera period da stazione di polizia ricostruita: la stanza vuota, una lampada accesa. Uno studente mi guarda e mi cube ‘siedi’ e io ‘chi sei?’. Lui ‘siedi’, io ‘dimmi chi cazzo sei’. Lui si è alzato e una voce fuori campo mi ha detto ‘Harvey stai fermo che stiamo facendo una improvvisazione’, e io ho urlato ‘Martin ma tu dovevi dirmelo prima che ero in mezzo al provino’”.

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Sul palco, mentre ritira il premio del Pageant, l’attore ricorda la pandemia, e un’immagine legata al nostro Paese: “È stato un momento cardine per tutti. Molti sono finiti in ospedale, è stato orribile, ma io ricordo un episodio in particolare: un giorno, nella television americana è apparso un video di voi italiani fuori dal balcone con le bandiere, che cantavate per darvi coraggio. E ho capito che voi italiani sapete come uscire dai periodi difficili, siete speciali e di questo vi ringrazio”.

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