Enzo Avitabile: “La musica nella gabbia dei social può diventare grossolana. Fidiamoci della libertà dei ragazzi”

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Musicultura, edizione numero 35, riparte il 21 giugno con le serate finali del concorso per talenti emergenti e con gli ospiti speciali. Oltre agli otto finalisti in gara (Nico Arezzo, Anna Castiglia, De.Stradis, Nyco Ferrari, Bianca Frau, Helle, Eugenio Sournia, The Snookers) che si contenderanno il titolo di vincitore assoluto, sul palco dello Sferisterio di Macerata si esibiranno artisti come Diodato, Enzo Avitabile, Alessandro Bianchi, Serena Brancale, Filippo Graziani, Marcin, Nada e Carlotta Proietti.

La conduzione è affidata quest’anno all’inedita coppia Paola Turci – Carolina Di Domenico.

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Enzo Avitabile, che da anni fa parte della giuria della rassegna, quest’anno sarà anche protagonista sul palco.

Avitabile, quanto è importante una rassegna come Musicultura per valorizzare talenti che magari non vogliono cedere all’omologazione del mercato?

“Credo che sia molto importante, è una sorta di protezione per l’anima artistica, per il linguaggio che vuole vivere la stagione della creatività. In questo ambito c’è attenzione nei confronti delle forme espressive ancora incontaminate: questi ragazzi sono liberi nella mente e nel cuore. Ovviamente c’è anche l’aspirazione a trasformare l’opera in un prodotto, ma è importante non partire direttamente col prodotto, con l’thought di realizzare qualcosa per avere successo. Qui si cerca sempre qualcosa di significante, come diceva Carmelo Bene”.

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Lei ha sempre esaltato la contaminazione come antidoto alla colonizzazione. Secondo lei, a che punto siamo con questo tipo di processo culturale?

“Grazie ai tanti competition di world siamo a buon punto. Ma dobbiamo cercare di non essere colonizzati dal nostro stesso sistema. Mi auguro che si riesca advert andare oltre i 12 secondi di TikTok. Purtroppo siamo contaminati dal quotidiano, che spesso è un po’ grossolano. Oggi non solo devi trovare la method. Quella method va poi ridotta al massimo e possibilmente associata a qualcosa per essere visibile. È una gabbia. Ci si illude di essere presente e visibile perché si è sui social, ma bisogna conservare una dignità di vita”.

Napoli è ancora una volta un polo importantissimo per la musica italiana. Che thought si è fatto del successo di artisti come Geolier o Liberato?

“Ci convivo, un annetto fa è uscito Mane e mane registrato con Geolier e Neves 17. Li considero un po’ fratelli più piccoli. Ho sempre amato la condivisione quando c’è qualcosa che sia creativo, che mi dia voglia di fare: ho lavorato con N’to dei Co’ Sang, che è mio nipote, con Geolier, con Luché. Penso che sia naturale che vengano fuori delle proposte, però sarà il tempo a suggerirci la portata dei messaggi e dei linguaggi. Mi auguro che qualcosa resti di questo periodo storico e delle cose che vanno oggi. Vivo molto la situazione generale e ribadisco: attenti alle gabbie. Lo dico prima di tutto a me stesso. La musica deve essere suonante, non suonata. Cerchiamo di non essere usa e getta”.

Nella sua carriera ha incontrato tantissimi artisti di statura mondiale, da James Brown a Afrika Bambaataa. Nell’ambito di questa rassegna però ricordare le sue esperienze con alcuni grandi della nostra canzone: De Gregori, Battiato, De André e Pino Daniele.

“Sono state esperienze che hanno ancora un significato profondo. Nel buddismo si usa l’espressione “prendere guida”. Da De Gregori e Battiato ho preso guida. Abbiamo sempre discusso di musica, ci siamo confrontati e scambiati pareri. Con Pino ho sempre suonato “con lui”, non “per lui”. C’period uno scambio intellettuale, cercavamo di non doppiarci mai, quando cantava in italiano io lo facevo in napoletano e viceversa. Abbiamo passato tanto tempo insieme tra risate, cene e anche litigi. Per quanto riguarda De André rimasi folgorato da La guerra di Piero, volevo fare una versione in napoletano, la mandai a Dori Ghezzi e lei approvò. Poi ho ricevuto un premio De André e ci tengo tantissimo, corona la volontà di rivivere delle cose di altissimo valore nel mio dialetto”.

Cosa proporrà a Musicultura?

“Proporrò un piccolo riassunto delle mie esperienze musicali: farò Don Salvatò, Tutte ugual music ‘e criature, Advert est, Salvamm ‘o munno. E poi ci sarà una sorpresa finale con la danza”.

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