Alba Rohrwacher al Centro sperimentale di cinematografia: “La diaspora degli artisti per riflettere sull’inaccettabilità della guerra”

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Dal 19 e fino al 21 giugno il Centro sperimentale di cinematografia apre le sue porte advert artisti, cineasti, scrittori provenienti dai luoghi attraversati dalla guerra, con una tre giorni di incontri, masterclass, proiezioni e una mostra fotografica, vivida istantanea del momento storico che stiamo vivendo. Si chiama Diaspora degli Artisti in guerra. Più di 500 persone, soprattutto giovani, ieri hanno riempito le sale che, in contemporanea, presentavano movie di registi libanesi, francesi, ucraini, siriani.

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“Le tre parole, diaspora, artisti, guerra, sono state ascoltate con un entusiasmo, un’attenzione e un bisogno che mi hanno emozionato profondamente”, ha detto Sergio Castellitto, presidente del Presidente del Centro sperimentale, è la prima volta che la scuola di cinema più antica del mondo, apre le sue porte al pubblico. Dall’Ucraina al Libano, alla Siria, autori e movie che hanno affrontato storie e paesaggi di alcune delle aree del mondo più tormentate da conflitti e guerre interminabili.

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Klondike di Marina Er Gorbach e Mehmet Joreige, è un movie ucraino e turco ambientato nel 2014 nelle vicinanze della città di Donetsk, nel Donbass, al confine dell’ucraina orientale con la Russia: è la storia di una famiglia scossa dall’abbattimento del volo di linea MH17, a pochi metri dalla loro abitazione. I protagonisti, in attesa di un bambino, si trovano advert affrontare le conseguenze della guerra che invade le loro vite e la loro casa. “La guerra in Ucraina period cominciata già nel 2014, non è stato facile girare il movie, ma abbiamo puntato sui sentimenti dello spettatore”, così Marina Er Gorbach dopo la proiezione del movie in conversazione con un folto pubblico di giovani.

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“Per poter continuare a vivere e far resistere la realtà, bisogna continuare a vivere e raccontare storie attraverso il cinema. È il cinema che ci dà la forza di resistere e di esistere. Il cinema produce vita”, han detto invece Khalil Joreige che insieme a Joana Hadjithomas ha diretto il movie franco libanese, Je veux voir, che vede come protagonisti Catherine Deneuve e Rabih Mroué. È la storia di un’attrice francese che visita il Libano nelle zone devastate dal conflitto israelo-libanese del 2006.

Abbiamo intervistato Alba Rorhwacher, che insegna nel corso di recitazione del Csc.

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Un incontro al Centro sperimentale 

Che significa per lei la Diaspora degli artisti?

“In questo specifico, la Diaspora riguarda gli artisti che provengono dai territori offesi, territori che si trovano in uno stato di guerra. Paesi in cui fare un movie è un atto eroico, lanciare un ulteriore grido di aiuto. Durante la conferenza si rifletteva sul fatto che ogni artista, al di là di dove viva, è costantemente in diaspora, continuamente disperso, anche dentro sé stesso, alla ricerca del suo nucleo. È interessante come questa manifestazione, partendo dalla parola diaspora, contenga da una parte qualcosa di urgentemente concreto e attuale, dall’altra abbia anche un significato simbolico, sia rappresentativa di cosa significhi essere artista. La tematica individuata da Sergio Castellitto è interessante e porta la riflessione dal piano politico a quello artistico e viceversa”.

Quanto è importante tutto questo per i ragazzi, gli studenti del Centro sperimentale di cinematografia?

Per i ragazzi è una opportunità, il mondo arriva dentro la scuola, gli studenti hanno la possibilità di accedere a cinematografie di autori difficilmente distribuiti in Italia e che qui si incontrano e aprono un dialogo necessario su argomenti attuali. Sono ragazzi che si trovano nel 2024 a chiedersi come sia possibile che esista oggi una guerra e quale sia il ruolo dell’artista in questo stato di emergenza, loro che saranno gli artisti del futuro. La cosa straordinaria di questa scuola è che raccoglie tutte le professioni del cinema: qui troviamo registi, direttori della fotografia, sceneggiatori, produttori, montatori, costumisti, fonici, attori. durante questi tre giorni di manifestazione tutti gli studenti parteciperanno con il proprio contributo artistico”.

Cosa faranno i ragazzi del corso di recitazione?

“Con Vito Mancusi e Valeria Benedetti Michelangeli abbiamo deciso di coinvolgere gli allievi del 3 anno di recitazione mettendo in scena una lettura di poesie di autori provenienti da numerous zone di guerra seguite dalla lettura di un testo di Horovitz, Beirut Rocks, opera-manifesto contro i pregiudizi razziali e contro le sanguinose rappresaglie politico-religiose. La storia si svolge interamente nella stanza di un lodge a Beirut, durante la guerra tra Israele e gli Hezbollah del 2006. Quattro ragazzi americani in attesa del rimpatrio si confronteranno. Un ragazzo americano ebreo e una ragazza americana nata in Palestina arriveranno allo scontro. L’odio genera odio. La violenza genera violenza. Tutto questo è così spaventosamente attuale e tragico. Arrivando qui oggi ricordavo l’esperienza con Chloe Mazlo regista franco libanese con cui ho girato il movie I cieli di Alice, movie ambientato in Libano, durante il conflitto civile. Gli attori libanesi con cui lavoravo, un giorno, pressati delle mie richieste di spiegazione rispetto alla situazione che mettevamo in scena, mi hanno detto: cosa vuoi capire? Se una persona pensa di avere capito la guerra in Libano, vuol dire che gliel’hanno spiegata male. Questa mi è sembrato e mi sembra ancora l’unica risposta possibile. Cosa significa comprendere le ragioni di una guerra? Significa in parte giustificarla. Sento incomprensibile che l’essere umano nel 2024 possa accettare una guerra. E non voglio comprendere questo essere umano, perché non lo voglio giustificare”.

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